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L’incognita

lincognita

La visione della lavagna d’ardesia, ancora lucida per esser stata pulita con un panno umido, ricorda a Richard Hieck un cielo notturno. Si alza dal suo banco, goffo per quella sua grassezza così incoerente col sottile volto ascetico, e abbandona l’aula per discutere col professor Weitprecht della sua tesi. Quando questi gli sottopone alcuni risultati di fisica, Hieck li trova incredibili ma, forse, a pensarci su, la teoria degli insiemi potrebbe spiegarli. La teoria: Hieck cerca la teoria che tiene insieme e governa le cose del mondo. La teoria è pura e limpida. Luminosa, come sarebbe luminosa la sua vita, se non gravasse su di essa l’ombra di quell’infanzia silenziosa e difficile, trascorsa nel tranquillo timore di un padre notturno ed oscuro. A sette anni dalla morte di lui, Richard e i fratelli lottano per trarre da quell’oscurità una propria forma di vita. Quella notte Richard lavora su quei calcoli difficili, mentre Otto non riesce a dormire: si somigliano molto, ma Otto è ancora giovane e la sua passionalità è ardente, quasi lasciva. Nell’altra stanza, nel frattempo, Susanne si prepara ad entrare in convento. Si avvicinano le vacanze di Natale e Richard Hieck ancora non va in vacanza. Kapperbrunn, l’assistente di matematica, ci scherza su con due studentesse: dice loro che una gioventù del genere è perversa. Dice che la scienza va presa con la mancanza di serietà degli studenti e delle donne. Hieck si ferma a una certa distanza…

Viennese di famiglia ebrea benestante, Hermann Broch inizia la sua carriera letteraria soltanto a quarant’anni, dedicandosi anche agli studi di filosofia, psicologia e matematica. Conosce e frequenta, tra gli altri, Musil, Rilke, Joyce. L’avvento del nazismo e l’Anschluss gli costano la prigionia – durante la quale inizia la stesura del suo capolavoro La morte di Virgilio – e poi l’esilio. Questo breve romanzo, pubblicato nel 1933, sarà rinnegato anni dopo dallo stesso autore, pur rimanendo il suo più grande successo commerciale. Solo recentemente la critica sta riconoscendo a L’incognita il valore che merita: pur ancora lontano dalla prosa matura e sperimentale di Broch, questa lunga novella dalla trama lineare è ambiziosa e densa di temi caratteristici. I personaggi sono tratteggiati in modo sintetico e particolarmente efficace, mossi in una rappresentazione che mette insieme perfettamente la concretezza della vita e il simbolismo. In un’epoca avvezza alla morte e all’irrazionalità, i personaggi di Broch traggono da questo fondo oscuro una ragione e un orientamento verso la luce. Si muovono goffi e maldestri, incastrati tra gli slanci ideali e gli istinti erotici e carnali, verso una presa d’atto, una concezione che è sia scientifica che mistica di una luminosità superiore.