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L’incredibile storia di Olaudah Equiano, o Gustavus Vassa, detto l’Africano

L’incredibile storia di Olaudah Equiano, o Gustavus Vassa, detto l’Africano

Sono nato nel 1745, in uno dei luoghi più remoti e fertili del regno del Benin. La bella e rigogliosa vallata si chiama Essaka e il nostro popolo ha pochissimi commerci con il resto del paese, troppo distante dal mare e dalla capitale, sicché io non ho mai sentito parlare di uomini bianchi e di europei. Mio padre è uno dei capi anziani e il nostro è un popolo di danzatori, musicisti e poeti. Ogni evento, triste o gioioso, viene celebrato con balli e canzoni. Lavoriamo la terra fertile e i prodotti dell’agricoltura sono la nostra merce di scambio. Possediamo armi che usiamo per difenderci dagli attacchi degli altri popoli, che ci derubano e tentano di rapire qualcuno per venderlo come schiavo, per questo i bambini se ne stanno tutti assieme, mentre gli adulti vanno nei campi. Se veniamo attaccati cerchiamo di aiutarci e difenderci tutti assieme. Ho undici anni quando, durante un attacco, vengo rapito assieme a mia sorella e, dopo aver viaggiato molto, ci separano. Il mio primo padrone è un fabbro e, nonostante la sua famiglia provi a confortarmi, io cerco di capire come tornare a casa. Ma il destino vuole altro per me. Di padrone in padrone sono arrivato fino alla costa dove ho visto per la prima volta il mare, gli uomini bianchi, le loro navi e dove nessuno parla la mia lingua. La mia sorte sarà quella di essere imbarcato sopra una di queste navi assieme a moltissimi altri schiavi, tra sporcizia, violenza e paura per tutte quelle che cose che non conosco. Gli uomini bianchi sono orribili, ci trattano come bestie, ci picchiano fino a ucciderci. Ma io resisto, voglio imparare più cose possibili. Sopravvivo e vengo acquistato da un tenente della Marina Reale Britannica che mi insegna i primi rudimenti della navigazione. Sono affidabile, lavoratore, imparo tutto velocemente. Ma sono uno schiavo e voglio diventare un uomo libero...

La vita di Olaudah Equiano, ribattezzato dai bianchi Gustavus Vassa in ricordo di un nobile svedese, è l’epopea di un bambino che, rapito dal suo villaggio sperduto in quella che è l’attuale Nigeria, passa di padrone in padrone fino ad arrivare nelle Indie Occidentali e poi, negli anni, a viaggiare per mezzo mondo al seguito di padroni più o meno buoni e che lo rispetteranno o lo sfrutteranno. Olaudah è un ragazzo che combatte la propria battaglia oltre quella al servizio degli inglesi contro i francesi, non solo per la sopravvivenza ma anche per la libertà, con tutti i mezzi a sua disposizione purché onesti e timorati di Dio. È Lui infatti che, dopo la conversione al cristianesimo, guida tutte le sue azioni ed è a Lui che Olaudah si affida ogni volta che il destino sembra segnato. La sua è una lotta per l’emancipazione, lo studio e l’apprendimento di qualsiasi arte possa essergli utile, dalla navigazione all’arte dell’acconciatore. Impara a leggere e a scrivere e alla fine riesce a ripagare il suo padrone con quelle quaranta ghinee che l’uomo ha speso per acquistarlo. Diventa così un uomo libero, ma ciò non significa che ne possegga tutti i diritti civili riservati solo agli uomini bianchi. La sua autobiografia rappresenta però una testimonianza preziosa, una delle prime scritte da uno schiavo libero. In essa ritroviamo molti aneddoti di vita reale, che la curatrice ha scelto di riportare in questa edizione mantenendo inalterato lo stile estremamente personale e diretto di Olaudah. La lettura della sua vita, avventurosa, pericolosa, è purtroppo estremamente e dolorosamente attuale, se confrontata con quanto accade in questo nostro mondo moderno, dove il commercio di uomini non è mai sparito ma, casomai, ha solo mutato forma e aspetto mantenendo intatta però la sua crudeltà.