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L’indovinello della tigre

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Una miniera diventa il rifugio per un piccolo gregge di pecore impaurite fuggite ad una tigre affamata. L’ingresso è piccolo e il predatore non riesce a raggiungerle, “i bellissimi occhi della tigre fissavano l’entrata della miniera di carbone dove si era nascosto il branco di pecore. Uscite di lì, amiche mie”. La tigre è paziente, molto furba e sa che l’unico modo per soddisfare la sua fame è riuscire a far uscire le pecore dal loro nascondiglio. Così, con una serie di subdoli e meschini stratagemmi, riesce a convincere le pecore della sua bontà, a fidarsi di lei e a lasciare la grotta. “Guardate i miei occhi! Può uno così bello essere cattivo? chiese la tigre. Suvvia, candide pecorelle, vi sporcherete tutte lì dentro”. Le pecore, ingenue, cedono alle lusinghe, alle lacrime e alle suppliche della tigre e una alla volta si lasciano convincere finendo così nella bocca affamata del grosso felino. E quando le parole dolci sembrano non avere più presa sulle ultime pecore rimaste, la tigre pone loro un indovinello molto particolare che le farà finire tutte nel suo stomaco ma... chi la fa l’aspetti!

Un albo illustrato senza età, che farà sorridere i bambini ma anche riflettere gli adulti perché ben si rapporta con la vita reale: il gregge di pecore che crede alla grossa tigre affamata che afferma di non volerle mangiare, diventa la metafora del popolo che cede alle lusinghe dei potenti e si lascia blandire dalle loro promesse. Lo stesso autore in un’intervista dichiara che l’idea originaria di questa storia è nata da una situazione instabile di lavoro tra un amico dello scrittore e il suo datore di lavoro. L’impostazione del racconto riprende la favola classica, con animali che dialogano tra e che rispecchiano caratteristiche e allusioni umane, sia in positivo che in negativo. La struttura grafica e illustrativa si sviluppa in tre parti: la storia principale è raccontata con immagini monocromatiche blu su fondo bianco, la parte dell’indovinello della tigre alle pecore invece vede figure bianche su un fondo verde, come una parentesi nella storia, un racconto nel racconto. A fare da cornice ci sono i risguardi di copertina, che rappresentano un coccodrillo bianco su fondo verde ma visto in due momenti diversi. Fabian Negrin è nato in Argentina, si è laureato in graphic design e da anni abita e lavora in Italia. Stilisticamente molto versatile, scrive e illustra albi illustrati per bambini e pubblica con diverse case editrici. Nel 2009 ha vinto la BIB Plaque a Bratislava e nel 2010 il Bologna Ragazzi Award Non-Fiction. Un albo illustrato dal formato allungato, che ben si presta ad una lettura ad alta voce con i bambini ma che può diventare lo spunto di riflessione per dialogare anche con i ragazzi. Non resta che indovinare cos’è quel “sacchetto pieno di sassolini bianchi dove vive una lumaca che di parlare sembra non si stanchi”.