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L’infanzia giapponese di Miyo-Chan

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Miyoko, da tutti chiamata Miyo-chan, ha 7 anni e vive a Tokyo con i genitori ed il fratellino. Essere bambini in Giappone non è affatto semplice! Le tradizioni, le usanze ed i doveri a cui far fronte sono tanti anche per i più piccini, e Miyo-chan ne descrive uno per ciascun mese dell’anno. La celebrazione del Capodanno, ad esempio, è estremamente importante per i giapponesi ed infatti dura una settimana intera mentre, tempo fa, occupava addirittura 15 giorni. Tra i rituali tipici di queste giornate c’è lo shishi-mai, ossia la danza del leone: un uomo mascherato da leone gira per la città accompagnato da due suonatori di flauto e di tamburo e morde la testa ai bambini come segno di buon auspicio. Miyo-chan ha un po’ di paura, ma si fa coraggio perché sa che ogni bimbo che viene morso dal leone diventerà forte e godrà di ottima salute. Il 3 febbraio, invece, è la volta dello setsubun, la cerimonia di stagione per il passaggio dall’inverno alla primavera. A febbraio la primavera è ancora un po’ lontana, ma le date di molte feste sono rimaste quelle del vecchio calendario lunare! Anticamente si pensava che, nei momenti di transizione, uscissero allo scoperto esseri malvagi. I bambini, allora, costruiscono la maschera di un “oni”, un mostro spaventoso dotato di corna e zanne, poi uno di loro la indossa mentre gli altri cercano di scacciarlo lanciandogli contro frammenti di soia. Miyo-chan mostra anche come realizzare, passo passo, una maschera perfetta…

Già autrice del manuale sulla struttura del manga MangaBook (Kawama Editoriale, 2012) e del fumetto autobiografico Un posto dove vivere (UpperComics, 2016), Midori Yamane realizza per Oblomov un’opera originalissima a confine tra descrizione etnografica e racconto intimistico. Il lettore può riuscire a vedere antiche tradizioni giapponesi legate a fenomeni naturali, all’avvicendarsi delle stagioni o al calendario delle festività, attraverso gli occhi di una dolce bambina. Culto religioso e gioco si mescolano, timore e solennità mistica diventano paura e poi divertimento, poiché nell’infanzia il simbolico è ancora fuori da sé e tutto è unicamente concreto e reale. Per i bambini il gioco è una cosa seria; Miyo-chan, la piccola protagonista, si impegna a fondo per costruire il suo elmo per la festa dei bambini maschi che cade il 5 maggio, o per trainare, insieme ai suoi coetanei, il carro della festa dell’estate. L’autrice riesce anche a descrivere con molta verosimiglianza l’incanto con cui un bambino guarda l’altare con le bambole che rappresentano la coppia imperiale, o la meraviglia che suscita l’otsukimi, il rito di ammirazione della luna piena. La bicromia delle pennellate, dal tratto semplice ma altamente espressivo, dipinge un’atmosfera suggestiva, sacra ed allo stesso tempo familiare. Il risultato finale è un racconto toccante, evocativo come il pupazzetto scaccia pioggia, dolce come la lunga caramella che si mangia il 15 novembre, delicato come i petali di ciliegio che la bimba ammira dalla sua finestra. Consigliato a tutti, ai neofiti ma anche ai più esperti della cultura del Sol Levante.