Salta al contenuto principale

L’infermiera di Hitler

L’infermiera di Hitler

Anke è un’infermiera e levatrice tedesca. Nel gennaio 1944 in Germania è internata in un campo di concentramento in quanto prigioniera politica. Nel campo Anke ha il compito di aiutare a partorire le ebree incinta anche se i neonati vengono subito strappati alle madri e uccisi. Un giorno viene convocata dal direttore che le annuncia che il Führer ha richiesto i suoi servigi: è ovviamente costretta ad accettare anche per garantire alla sua famiglia, sparsa in altri campi, protezione. Mentre lascia il campo Anke ripensa a quel lontano agosto del 1939 quando le avevano comunicato che da quel momento in poi avrebbe dovuto denunciare ai suoi superiori tutti i nati con disabilità: Anke non aveva avuto dubbi su quale sarebbe stata la loro sorte e su quale sarebbe stata la propria posizione da lì in avanti. La donna viene portata in una villa meravigliosa dove passa due giorni a rimettersi in forze: lavata, vestita e visitata, scopre che i proprietari di casa sono i Goebbels e che presto incontrerà la sua nuova “cliente”. Accompagnata presso il rifugio del Fuhrer, Anke apprende che la donna di cui deve occuparsi è Eva Braun, la compagna di Hitler, segretamente incinta del Padre della Germania. Quando Anke conosce Eva si trova di fronte una bambina, che le sembra inconsapevole, innocente nel suo folle e fiducioso amore verso un mostro. Le giornate passano nel rifugio e la gravidanza procede senza gravi complicazioni per Eva, mentre Anke stinge sempre più amicizia con un capitano delle SS, Deiter Stenz. È un’amicizia che presto assume altri connotati, anche perché l’ufficiale appare diverso dagli altri, meno sicuro dell’uniforme che indossa quasi se ne sentisse ingabbiato, più umano...

Tra le infinite teorie su Hitler, comprese quelle per cui sarebbe stato di orientamento omosessuale o completamente asessuato, una sostiene che il dittatore insieme alla compagna Eva Braun avrebbe avuto un figlio. Da questo spunto la scrittrice Mandy Robotham costruisce questo romanzo in cui combina alcune delle sue più grandi passioni: la scrittura, l’amore per la storia e l’ostetricia. Inaspettatamente la protagonista Anke è chiamata ad una prova lavorativa e umana senza precedenti quando le sue doti da ostetrica sono richieste per “servire” la causa della Germania: assistere la compagna del Führer nel partorire il figlio naturale di Hitler. Il dilemma che Anke deve affrontare è di natura politica essendo una dissidente, provenendo da una famiglia aperta e da sempre ostile al Reich: infatti Anke si è macchiata di “tradimento”, trasgredendo alle regole che le imponevano di denunciare le nascite di bambini menomati, portatori di handicap e altre fragilità, e prestando aiuto alle famiglie ebree chiuse nel ghetto. Per questo Anke viene catturata dalla Gestapo, confinata in un campo di prigionia e separata dalla famiglia, che subisce comunque la stessa sorte. Ma il suo è anche un dilemma professionale ed etico: aiutare i responsabili delle sofferenze della Germania o al contrario approfittare della posizione per continuare la propria opposizione? Il bambino o la bambina che deve nascere non ha alcuna colpa per le azioni del padre o essendo figlio di un mostro e futuro capo della Germania nazista non andrebbe assistito?