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L’inferno degli eletti

L’inferno degli eletti

L’ispettore Enea Cristofori è stato sospeso dal lavoro. I suoi superiori in seguito a un alterco avuto con un collega hanno deciso che non poteva più portare un’arma e che soprattutto doveva andare in terapia. Enea non può fare altro e accetta le sedute con una psicologa, ma non collabora. Mai. Non parla. Non racconta nulla delle sue orribili giornate lontano dalla centrale di polizia e dal suo lavoro, né tantomeno delle sue notti insonni, causa delle sue tante ferite non rimarginate. Eppure Enea di cose da dire e di sfoghi liberatori ne avrebbe bisogno eccome. Ma invece di farlo con una professionista come la psicologa che lo ha in cura preferisce farlo con la sua vicina di casa, una ultraottantenne volitiva, lucidissima e di grande intuito e intelligenza che per farlo confidare gli offre assenzio così da poterlo scrutare fino in fondo alla sua anima. Enea ci casca, si apre, si confronta. Peccato che la sua vicina a differenza della psicologa non può in nessun modo farlo rientrare al lavoro, né firmargli l’importante e indispensabile dichiarazione in cui si attesta che la terapia è stata seguita con successo e che il “paziente” può essere riammesso al servizio. E dato che l’ispettore Cristofori, invece, di tornare al lavoro ne ha una necessità e un desiderio assoluti, decide dopo l’ennesima e inconcludente seduta di affrontare la psicologa e di farsi firmare, a ogni costo, il foglio di rientro e la dottoressa cede, stanca e disillusa anche lei delle sedute con Enea. Quello che ancora non sanno è che il loro non è affatto un addio e che la vita sta per mettere entrambe le loro esistenze a dura prova. Riusciranno a collaborare questa volta e provare a salvarsi a vicenda?

Il thriller di Cristina Brondoni nasce cupo fin dalle primissime pagine e mantiene per tutta la narrazione questo mood di irrisolto e doloroso che, oltre a non disturbare affatto la lettura, contribuisce a una sorta di aura di arcano che in molte pagine fa rallentare il ritmo per permettere una approfondita riflessione sui personaggi e sulla storia. Una storia che, a guardare bene, non possiede realmente punti di originalità come l’inquietudine del personaggio principale con il suo passato irrisolto e come il soggetto abbastanza inflazionato delle persone che spariscono misteriosamente dopo essere entrati in una setta. Ma c’è l’elemento artistico autoriale che va oltre, trascende la stessa storia e permette a chi legge di ritrovarsi di fronte a un lavoro letterario molto curato a livello di stile e scrittura, ma soprattutto di psicologia narrativa. Se chi legge riesce a identificarsi almeno in un solo aspetto delle difficoltà che quasi tutti i personaggi del romanzo sono costretti a subire o affrontare, allora lo scopo ultimo del racconto si è compiuto e a voler essere estremamente precisi si potrebbe dire che la stessa dicitura del romanzo non corrisponde completamente alla creazione autoriale, che finisce per dare vita più a un noir sociale e psicologico che a un thriller puro, di cui effettivamente, manca l’effetto sorpresa, così come lo sviluppo reale della suspense. E allora L’inferno degli eletti va goduto come semplice lettura di genere in cui l’autrice, intelligentemente e saggiamente - pur con un focus preciso sulle problematiche femminili - riesce a imbastire una storia trasversale in cui la filosofia del “nessuno si salva da solo” diventa la linea guida dell’intera narrazione.