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L’infinito mare dei vent’anni

L’infinito mare dei vent’anni

Probabilmente per qualcuno sarà sorprendente sapere che il secondo contingente militare numericamente maggiore inviato in Vietnam, accanto agli Stati Uniti, fu quello della Corea del Sud. Chun è una recluta in quel contingente. È alla vigilia della partenza e gli vengono concessi due giorni per salutare famiglia e amici, prima del trasferimento al fronte. Forse c’è tempo per incontrare ancora un’ultima volta quell’amore scivolatogli via dalle mani senza che lui se ne accorgesse; forse c’è ancora tempo per misurare cos’è stata la sua vita fin lì, proprio ora che si trova ad andare nel punto in cui è più facile perderla. La memoria allora torna agli anni del liceo e della formazione, in una Seoul che, dopo la divisione del Paese seguita alla Guerra di corea, viveva un boom economico e culturale, portandosi però dietro profonde ferite e soprattutto portandosi dietro il senso di spaesamento e disorientamento di un paese lacerato nella sua geografia fisica e immaginaria. Ci ritroviamo così fra le mani un romanzo giovanile, con forti tinte autobiografiche, di uno dei più importanti scrittori coreani contemporanei. Anche lui come il suo protagonista Chun, riluttante soldato fra le fila americane in Vietnam, anche lui spinto da una vocazione prepotente e disordinata a scrivere ed esordire in giovane età. Chun è un ragazzo che rifiuta le convenzioni sociali e la scuola come luogo che le impone e le perpetua, ma non per questo rinuncia alla cultura e alla conoscenza, nutrita di letture disordinate da tradizioni letterarie disparate (Tosca e gli haiku, Rimbaud, De Sica e Beniamino Gigli, Malraux e Orwell), nonché dal bisogno di contatto con la natura e di fuga verso le montagne, che richiama in qualche modo Thoreau e Nietzsche. Viaggiare e conoscere la Corea appena uscita martoriata – e divisa - dal dominio imperiale giapponese e poi dalla guerra civile. Batterla palmo a palmo per rintracciarla, guardare dritto in faccia il corpo del suo paese e dei suoi abitanti…

L’infinito mare dei vent’anni è un bellissimo romanzo di formazione giovanile di Hwang Sŏk-yŏng, che arriva in Italia per la settima volta dopo tre titoli pubblicati con Einaudi e altri tre con Dalai. Si tratta di una figura letteraria e politica di estremo interesse, molto apprezzato anche dal premio Nobel Kenzaburō Ōe che, come un po’ tutti gli articoli riportano, lo ha definito “il migliore ambasciatore della letteratura asiatica nel mondo”. Uno scrittore senz’altro capace di affrontare temi controversi come le operazioni di “pulizia” delle prove di massacri di civili compiuti dagli americani in Vietnam, cui lui stesso dovette partecipare, o addirittura parlare di riunificazione della Corea (Il signor Han, Dalai 2005), in tempi in cui questo era un vero e proprio tabù. Si schiera apertamente contro la dittatura di Chung-hee. Nel 1985 viene imprigionato con il suo editore e nell’89 addirittura viaggia a Pyongyang, ricevendo per questo una condanna a sette anni di reclusione. La biografia di Hwang Sŏk- yŏng pare disseminata un po’ in tutta la sua opera, specialmente in L’ombra delle armi (Dalai, 2007), nel quale racconta la sua esperienza in Vietnam, e in questo L’infinto mare dei vent’anni che affonda invece negli anni della giovinezza e della maturazione, subito prima di quella guerra devastante. “Esistevano due mondi all’interno di me. Uno era abitato da uno studente garbato e perbene. Lui, però, sulla via di casa si era imbattuto nell’altro me: un teppistello di una scuola serale”. Ci sono tutti gli ingredienti dei romanzi giovanili: il rifiuto dei percorsi prestabiliti, l’impeto di una vocazione artistica non ancora ben domata, le grandi bevute di soju con gli amici e la timida scoperta del sesso e dell’amore. La biografia di Chun (alter-ego dell’autore, appunto) ci arriva diffrazionata, per così dire, attraverso le voci e i punti di vista delle persone che condividono con lui un pezzo di strada, amici e compagne. Si tratta di un libro bello, vivo, da consigliare a giovani, ma non solo, per scoprire un Paese poco conosciuto al di sotto della sua versione patinata e per leggere un autore di ampio respiro e di grande valore.