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L’inganno

linganno

È autunno. Lei sta imparando a non rattristarsi per le mattine poco luminose della città. Non sta bene e non sta male. Vive in una specie di brevità, come un soggetto anonimo. Nonostante la scarsa luce del mattino, riesce a non patire la desolazione della caotica animosità che segna le ore. Arriva dal sud lei, da una regione che odia e in cui il caos sa opprimere e schiacciare in un silenzio ingombrante e sgarbato. E ora lì, a Milano, si muove tra gli anonimi umani del mercato, ognuno con le proprie esistenze e i propri desideri da esaudire. Attraversa la piazza e nota solo a tratti alcuni particolari: la signora distinta che preferisce non contrattare; l’ambulante distinto; arance provenienti dalla sua terra esposte come cimeli in un forziere; tranci di pesce all’interno di contenitori ordinati. Si trova in quella città perché è alla ricerca di Javier, il suo amore. L’ha incontrato una volta sola, su un taxi. Javier è un musicista e arriva dalla Francia, da Tolosa per essere precisi. Quando si sono incontrati, quell’unica volta, lui le ha detto che si sarebbero rivisti a Milano ed ora eccola lì, da un mese, in attesa. In città alloggia presso un’affittacamere che si chiama Erminia, che si definisce una pastorella. È originaria di Modena e, da brava emiliana, per il pranzo della domenica prepara la pasta all’uovo e un sugo pesante e oleoso. Ermina è riuscita a farla pasteggiare insieme a lei ogni domenica e l’ha indotta a mangiare le tagliatelle caserecce, impastate al mattino, tra un caffè e una sigaretta. Erminia la guarda con disapprovazione, tutte le volte che lei parla di Javier. Le chiede chi sia e dove si trovi ora. Lei non lo sa. L’ultima mail dell’uomo risale al suo viaggio di ritorno a Tolosa. Intanto, Milano si fa sempre più fredda e corre verso il Natale e le sue luci. Lei sa che deve ripartire, ma non sa dove andare e da chi tornare. Ogni tanto entra in una chiesa, quella di via Torino. Prima siede sul sagrato, poi entra. Prega, a volte senza parole e a volte invece utilizzando sempre le stesse suppliche ovvie. Aspetta che il pomeriggio si allunghi, raggiunga la sera e segni così la fine di una giornata in cui lei continua a non capire quale sia la meta del suo viaggiare…

Veronica Tomassini - autrice siciliana di origini umbro-abruzzesi - ha già mostrato, nei suoi precedenti lavori, di non seguire pedissequamente la narrativa tradizionale e questo romanzo lo conferma. Con una prosa che si fa flusso di coscienza liberatorio, l’autrice invita il lettore a seguire la protagonista della sua storia. Si tratta di una donna che lascia la Sicilia e si reca a Milano per inseguire una promessa, quella di un trombettista francese che, incontrato in un’unica occasione, la invita a un incontro nella città meneghina, appunto. Da qui, da questa promessa vaga, parte l’inganno di cui il titolo del romanzo, una promessa aleatoria che la protagonista spera si concretizzi mentre trascorre le giornate in una città altezzosa e borghese. Di essa la Tomassini mostra con precisione gli aspetti che meglio la definiscono: uno su tutti, i centri commerciali invasi da persone che inseguono “necessità senza bisogni.” Anche la città, quindi, racchiude promesse non mantenute e ridotte in briciole, nuovi inganni. In un’attesa che si fa di momento in momento disperazione e che viene riempita da visite a chiese e a mercati, si distingue la figura di Erminia - l’affittacamere - a cui si associano colori e odori che ne imprimono l’immagine nell’animo del lettore. Il viaggio della protagonista, che passa dall’illusione di potersi rifare una vita alla consapevolezza che l’amore è un inganno, è condotto dalla Tomassini con una prosa che non concede sconti e che non scende a compromessi. Pagine intense e complesse, arricchite da raffinate citazioni - Grazia Deledda, Emilio De Marchi tra gli altri - che creano una sorta di dialogo con il lettore, al quale mostrano un percorso tortuoso di perdita, necessaria per poi ritrovarsi con nuove certezze. L’esperienza della protagonista nella realtà metropolitana è il percorso che ciascuno è invitato a fare dentro sé, alla ricerca del vero significato dell’amore.