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L’inizio di ogni cosa

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Sono appena rincasati. Irene posa la borsa sul bracciolo del divano di casa loro, la apre e ne estrae gli oggetti che le servono. Sembra distratta e Tommaso cerca di rimanere calmo, anche perché è riuscito a resistere fino a questo momento e non vuole precipitare le cose. Tommaso si toglie con calma la giacca e rimane in camicia bianca - quella che indossa per le occasioni importanti - e pantaloni scuri. Gli è sempre parso di avere le idee chiare per quanto riguarda Irene, che è una donna seria e sicura di sé, equilibrata e intelligente. Ha fatto sacrifici per pagarsi gli studi e per arrivare al lavoro che oggi ama e che la porta fuori e dentro le aule di tribunale. Alla festa cui hanno partecipato e dalla quale sono appena rientrati, però, il suo comportamento ha mandato in crisi Tommaso. In particolare, non ha affatto gradito la complicità con la quale ha più volte visto la sua compagna intrattenersi con Ivan, uno dei colleghi più bravi nel campo delle acquisizioni dei rami aziendali. Durante la serata ha osservato con attenzione l’uomo - castano, un’abbronzatura che racconta di almeno un paio di lampade a settimane e la mascella marcata e volitiva - avvicinarsi troppo spesso a Irene, bellissima nel suo vestito che le lascia le spalle scoperte, e parlarle fitto, come se tra loro esistesse un’intimità che ha seriamente minato l’autostima di Tommaso. Ora Irene sorride divertita di fronte all’attacco di gelosia del suo uomo e finge di non sentire la provocazione nascosta nelle sue domande, volte a scoprire se Ivan l’accompagnerà nel viaggio di lavoro in programma per la mattina successiva. Tommaso insiste e Irene svicola fino a quando, infastidita, si dirige prima verso la doccia e poi a letto, lasciandolo in preda a mille dubbi e a una gran voglia di sbloccare il cellulare della compagna, lasciato su un tavolino dell’ingresso, per cercare messaggi compromettenti. Più tardi, Tommaso non riesce a prendere sonno e si aggira per casa, con la testa piena di domande, dubbi e, forse, bugie. D’altra parte, non sarebbe neppure la prima volta. Già in passato qualcuno gli ha mentito, ferendolo a morte…

Quando la vita assume un significato diverso da quello che ci si sarebbe aspettato, quando si deve imparare a cambiare prospettiva, quando si vede il mondo intorno a sé ma non si è capaci di guardarlo, quando non si è in grado di scegliere un cambiamento ma si finisce per subirlo, quando si cercano risposte che si fatica a trovare, avere la fortuna di guardare le cose attraverso gli occhi di un artista un po’ folle o di un bambino - occhi capaci di magia, curiosità e meraviglia - può davvero fare la differenza. È quello che accade a Tommaso, il protagonista del secondo romanzo di Luca Ammirati - responsabile interno della sala stampa del Teatro Ariston, dove ogni anno si svolge il Festival della canzone italiana - che, dopo il suo esordio con Se i pesci guardassero le stelle, ha scelto nuovamente Sanremo come splendida cornice all’interno della quale il lettore è invitato a seguire il giovane insegnante di liceo nel suo percorso, tra mare a collina, alla ricerca della consapevolezza e della semplicità. La vita è fatta di mille rinascite e di mille inizi - Tommaso è un lettore attento, con una particolare passione per gli incipit dei romanzi, che ama annotare su una Moleskine arancione (e non a caso anche ogni capitolo del romanzo è introdotto dall’incipit di un capolavoro della letteratura) – e a volte una ferita del passato mai del tutto guarita o un dubbio del presente, non così tranquillo e certo come previsto - Tommaso nutre più di un dubbio sulla fedeltà e sulla sincerità della sua compagna Irene, donna solida e sicura -, producono una sorta di corto circuito che mette in discussione ogni certezza e spinge a cercare un percorso alternativo, un sentiero non battuto che conduca ad una nuova vita. Ad accompagnare Tommaso nel suo viaggio verso la rinascita sono un gruppo di personaggi sopra le righe che abitano a Bassano Vecchia, un borgo dell’entroterra sanremese, sulla collina che sovrasta il mare, devastato nel 1887 da un tragico terremoto ma in parte ricostruito, verso la fine degli anni Cinquanta del Novecento, da artisti italiani e stranieri richiamati dalla bellezza e dalla magia del posto. Si tratta di un luogo dai mille significati, in cui si respira un’atmosfera fuori dal tempo e si vive la vita in maniera più lenta e meditata; è un ambiente in cui si riesce a dare il giusto valore alla bellezza, bene preziosissimo che per fortuna nessun terremoto può distruggere. In questa nuova dimensione Tommaso ha il coraggio di guardare in faccia le sue inquietudini e di chiamarle per nome; impara a misurarsi con se stesso e con i propri dubbi e, soprattutto, riesce a far pace con il proprio passato, passaggio indispensabile per vivere con serenità il presente e guardare al futuro, a dispetto delle inevitabili difficoltà che potrà contenere, con il cuore e la mente aperti. Un romanzo delicato e colmo di tenerezza che parla di resilienza e tenacia, di abitudini e ricerca di novità, di empatia e convivialità, di sensibilità e fiducia; un racconto che insegna ad avvicinarsi al cambiamento con coraggio e ad impegnarsi a conoscere a fondo la verità, sempre e comunque, per poterla poi accettare e sopportare.