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L’insalvabile

L’insalvabile

Venezia, una notte di agosto. Un equipaggio di canottieri si avventura in laguna per ammirare la superluna. Il timoniere, Checco Luna, guida l’uscita notturna con tale entusiasmo da trasformare l’evento in una piccola cerimonia collettiva. I rematori sono assorti tra scambi di battute e silenzi carichi di attesa. La serata è magica. Quando uno dei remi urta qualcosa di molle, il timoniere accende una pila e la punta verso l’acqua. La pala si è infilata in quella che pare essere una maglia o una camicia. In ogni caso, una cosa è certa: si tratta di un cadavere, di cui ora si vede la schiena. L’equipaggio è scosso, ma interviene l’agente Marchiori, uno dei rematori, che avvisa l’ispettrice Luana Bertelli. Svegliata nel cuore della notte, la donna si appresta con riluttanza a raggiungere il luogo. Mentre la barca si dirige lentamente verso l’imbarcadero di San Giuliano, il corpo galleggia ma poi sfugge, sprofondando di nuovo. All’arrivo della polizia scientifica e dell’ispettrice, iniziano i rilievi: si interroga l’equipaggio, si raccolgono testimonianze. Il cadavere viene descritto come femminile, con capelli rossi e vestiti bagnati. L’atmosfera è carica di tensione, ma non mancano battute ironiche per stemperare l’ansia che si respira. L’ispettrice Bertelli sospetta che la donna non sia caduta accidentalmente e chiede un parere a Marchiori. La domanda resta in sospeso; l’urgenza principale, al momento, è quella di coinvolgere i pompieri per il recupero del corpo…

Fulvio Ervas inaugura una nuova serie poliziesca con protagonista l’ispettrice Luana Bertelli. Ambientato in una Venezia notturna, indolente e fragile, il romanzo affonda i remi nelle acque torbide della laguna per scandagliare non solo un delitto, ma anche il progressivo sfaldarsi della città. Tutto comincia con il ritrovamento del cadavere di un giovane ricercatore e attivista contro il degrado urbano. L’ispettrice Bertelli, determinata, viscerale, impulsiva, ma anche tormentata da una ferita del passato che la spinge a non accettare compromessi, dirige una squadra tanto affiatata quanto disfunzionale e cerca di trovare il bandolo di una matassa parecchio contorta. L’indagine si trasforma presto in una corsa contro il tempo, tra testimoni riluttanti, documenti compromettenti e poteri occulti. Ervas costruisce un intreccio giallo solido, punteggiato da colpi di scena, che serve però a portare alla luce ben altro: una riflessione sulla decadenza della città e sull’illusione di poterla ancora salvare. La scrittura, sempre lucida e tagliente, alterna momenti di tensione a guizzi ironici, con dialoghi brillanti e una prosa che riesce a essere leggera anche nei passaggi più densi. Venezia è una città stanca, svuotata dalla bellezza, consumata dal turismo e da logiche predatorie. Eppure ancora viva, ancora in grado di indignarsi. Luana Bertelli è l’anima pulsante della narrazione: dura, caotica, ma autentica. Disegna, annota, osserva con sarcasmo e sensibilità. Il suo taccuino – pieno di caricature, pensieri e intuizioni – è il filtro attraverso cui elabora il mondo. E questa vena creativa la rende non solo una detective atipica, ma una donna complessa e affascinante. Attorno a lei si muove una piccola folla di personaggi vividi e ben tratteggiati: Marchiori, preciso e metodico, è il suo opposto complementare; il commissario Finzi, più attendista, è voce di un sistema che Luana spesso mette in discussione. E poi c’è Tommaso, la vittima, che da morto continua a chiedere giustizia, incarnando l’urgenza civile del romanzo.