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L’insolenza e l’audacia

L’insolenza e l’audacia

Ordinare una biblioteca è una questione filosofica. Di più: metafisica. Ne era convinto Roberto Calasso, fondatore di Adelphi, che scriveva: “Un ordine perfetto è impossibile, semplicemente perché c’è l’entropia”. La questione ha letteralmente dannato gli uomini fin dal tempo della mitica biblioteca di Alessandria d’Egitto, fondata nel III secolo a. C., che conservava papiri e pergamene, tutti scomparsi. Fu forse allora che nacque nell’uomo lettore un’ancestrale paura: non solo perdere i libri, ma perdersi tra i libri. Ci volle qualche secolo, e un gran accumulo di opere edite - nel frattempo era stata inventata la stampa - affinché dare un ordine ai titoli diventasse una scienza. Avvenne con Melvil Dewey, bibliotecario statunitense vissuto a metà Ottocento, che elaborò il primo metodo per classificare i generi e i sottogeneri nel modo esatto e meticoloso che tuttora conosciamo e utilizziamo nelle biblioteche universitarie e statali. Ma a casa nostra come possiamo regolarci? Come ricreare in ambiente domestico la razionalità delle pregevoli collezioni borghesi e nobili del passato? Sarà possibile rifondare una raccolta “perfetta come un ingranaggio”, emulando quelle di Borges, di Walter Benjamin o di Aby Warburg? Quest’ultimo, in particolare, è passato alla storia perché possessore di 380mila volumi classificati secondo una “legge aurea” che ha fatto scuola, pur essendo difficilmente replicabile…

Secondo il giornalista culturale Luigi Mascheroni, che firma la prefazione di questo saggio, ordinare la propria biblioteca è opportuno solo se si hanno almeno diecimila libri. Eppure, ammettiamolo: appena noi comuni mortali arriviamo a colmare almeno un paio di scaffali Ikea siamo solleticati dall’idea di acquistare un supplemento di mobilio e, di conseguenza, immergerci nelle vesti di sapienti custodi della conoscenza stampata. Dunque, comincia l’avventura. Scegliere un ordine, innanzitutto. Alfabetico o cronologico? Per nazionalità o per genere? Per colore di copertina? Indipendentemente dal criterio scelto, e a prescindere dal valore dei nostri volumi, il destino di ogni accumulatore di libri è sempre lo stesso: prima o poi “inevitabilmente, ripiombiamo tutti nel caos. Ed è giusto così”, scrive Mascheroni. Si discetta molto, moltissimo, di come e dove si legge, di quanto si legge e, quindi, anche di come gestire questo naturale disordine bibliotecario che, pur carico di fascino, potrebbe diventare un’ossessione complicata da gestire. E l’autore di questo libro, Massimo Gatta (bibliotecario - vero - dell’università del Molise e collaboratore del Domenicale del Sole24Ore) illustra la storia dell’anarchia degli scaffali citando appassionati e letterati esemplari. Dando, dunque, suggerimenti per ritrovarsi nel proprio caos, accettarlo, ma solo dopo innumerevoli tentativi sperimentali di ordine. L’insolenza e l’audacia è un repertorio di queste vicende, forse a volte un po’ troppo frettoloso nel raccontare storie che avrebbero meritato approfondimento, ma si apprezza per la puntuale documentazione bibliografica, probabilmente la più completa fra tutti gli altri saggi dedicati allo spinoso argomento.