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L’intelligenza condivisa

L’intelligenza condivisa

Chiunque abbia provato a interagire con i Large Language Model (LLM, come ChatGPT e simili) si sarà reso conto che basta davvero poco per smettere di pensare a quella interazione come un rapporto uomo-macchina. Si comincia dando del tu al chatbot, si viene coinvolti nello scambio di convenevoli e ringraziamenti, grazie alla condivisione di un linguaggio comune. Altrettanto rapidamente il pensiero corre verso le minacce future. Questa entità così intelligente mi farà perdere il lavoro? I ragazzi disimpareranno a studiare, a esercitare il pensiero critico? Contrariamente alle previsioni della fantascienza, l’era attuale non è (ancora) dominata da auto volanti, robot servitori in ogni famiglia, né da macchine autonome con la missione di distruggere l’essere umano. Più che sostituirci, l’intelligenza artificiale si sta configurando come un alleato, un copilota, per affrontare le sfide del presente con capacità potenziate, se usata consapevolmente. Nel mondo del lavoro, della formazione, della ricerca e della creatività, in particolare, l’AI offre strumenti ulteriori: è il primo passo per costruire un nuovo tipo di intelligenza: la co-intelligenza (come da titolo originale di questo saggio). Attenzione, però: “A causa della grande varietà di fonti di dati, non sempre l’apprendimento è positivo. La AI può imparare pregiudizi, errori e falsità”… Ma cosa vuol dire “pensare in compagnia di una mente aliena”? E come mettere in atto la supervisione umana senza consegnarsi incondizionatamente al tecno-entusiasmo o al rifiuto della tecnologia?

Ethan Mollick cura una delle più interessanti newsletter sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Si chiama One Useful Thing e fornisce sintesi di studi, guide per utilizzare l’AI generativa in molte situazioni, dal colloquio di lavoro alla creazione di un itinerario di viaggio. Questo è il lato accessibile e pragmatico del suo ruolo docente all’università della Pennsylvania, dove dirige un innovativo laboratorio di ricerca. L’intelligenza condivisa non è la trasposizione su carta stampata del suo strumento di comunicazione informale: il saggio, best seller del “New York Times”, si distingue dalla moltitudine di titoli che sembrano simili. Mollick si rivolge prevalentemente a chi utilizza gli LLM per lavoro o per formarsi, suggerendo un orientamento verso l’uso consapevole ed efficace. Come arginare la dipendenza dalle risposte facili, come non delegare troppo, come cercare di capire chi o cosa sia l’AI - la sua natura in rapporto all’umano - sono alcuni dei temi introduttivi. Approfondendo, ci si affaccia sul futuro. O meglio: sui futuri possibili, che, per l’autore, sono almeno quattro. Sono scenari che ormai sorprendono poco, ma costruiti a partire dalle scelte quotidiane che già compiamo interagendo con queste tecnologie. Fino a un’eventuale sostituzione nel lavoro, secondo Mollick, dovremmo porci come “centauri e cyborg”. Nella prima categoria, ispirata al mito della creatura metà uomo e metà cavallo, i confini tra noi e la macchina sono netti e improntati alla delega di specifiche mansioni. Più complesso è l’approccio dei cyborg: “lavorano in tandem con l’AI”, in uno scambio armonico e continuo.