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L’isola

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L’isola di Pala è proibita. Solo in pochi sanno cosa avviene in quel luogo e quale strana società nasconda, ma la missione di Will Farnaby è proprio scoprire cosa si celi su quell’atollo dall’apparenza tanto insignificante. Con una semplice barca a vela dunque l’uomo parte verso il proprio obiettivo, quando una tempesta lo coglie alla sprovvista facendolo naufragare. Al risveglio, sotto piante alte e misteriose, viene sorpreso da uno strano volatile che ripete frasi a cantilena: “Attenzione! Qui e subito!”. Di lì a poco, due strani bambini si avvicinano e parlano a Will in un inglese impeccabile. Questo è solo l’inizio. Will viene infatti introdotto in quello che sembra essere un mondo pressoché perfetto, dove l’egoismo e il dolore portati solitamente dalla società sono stati quasi annientati. Le famiglie, sull’isola, si aggregano infatti in gruppi molto vasti, studiati con scrupolo scientifico, in modo tale che i bambini non vengano cresciuti esclusivamente dai genitori biologici. Vige inoltre un sistema al contempo democratico e per certi versi socialista, in cui anche la spiritualità del mondo buddista si lega alla filosofia. Ogni abitante di Pala, oltre a questo, a una certa età viene iniziato all’uso della moksha, una sostanza estratta dai funghi che spalanca le porte dell’intelletto. Ma l’Orrore Essenziale, sia interno agli uomini che proveniente dal mondo esterno, incombe…

Aldous Huxley compose questo romanzo nel periodo in cui stava facendo esperimenti con la mescalina, e difatti la presenza della moksha è un chiaro riferimento alle sue esperienze; al tempo stesso si era anche avvicinato al culto Buddista, e in particolare a quel ramo definito Mahayana; unendo questi due elementi, e anche i suoi interessi filosofici, politici e sociali, decise di scrivere la sua personalissima utopia. Definire infatti questo libro un romanzo, seppur non sia errato, rischia però di creare aspettative erronee; questo è innanzitutto un libro in cui l’autore vuole illustrare come, a proprio parere, si potrebbe creare una società più giusta, più equa e anche più elevata spiritualmente. L’esperimento, accompagnato dalla sapiente scrittura di Huxley, è perciò di altissimo livello, sia poetico che concettuale. Impressionante, ad esempio, come l’autore anticipi molte di quelle visioni riguardanti l’educazione e l’equilibrio psicologico che oggi sono ritenute più valide. Al contempo, però, occorre anche rilevare la presenza di opinioni ormai del tutto datate, come quella secondo cui la “criminalità” sarebbe un fattore innato presente in alcuni esseri umani e perciò curabile. In conclusione questo si rivela sicuramente un testo interessante, scritto magnificamente in alcuni punti (su tutti il capitolo finale: quello della visione data dalla moksha), e impegnativo però sotto altri punti di vista. Non ci si aspettino dunque trame avvincenti né colpi di scena (ce n’è forse uno in totale, e anche ampiamente prevedibile): questo è un testo utopistico come se ne scrivevano nei tempi antichi.