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L’isola delle tenebre

L’isola delle tenebre

Caricare un autostoppista per non sentirsi solo e mettersi alle spalle per qualche istante il proprio disastro famigliare e lavorativo può essere una buona cosa. Non lo è se fai salire sulla tua vettura Pino Torrisi, il bullo che ti malmenava a scuola e che ti ha trasformato in un debole per tutta la vita. Allora ti viene in mente un’idea stramba, schiantarsi contro un eucalipto per farla finita con quell’essere spregevole. Poi quando ti risvegli e provi dolore in ogni parte del corpo, ti rendi conto che dentro e fuori la macchina non c’è nessuno, né morto né ferito... Esiste davvero il Suglio, metà uomo e metà animale, che si ciba di carne umana? Per Piero non che è una leggenda. Ma una notte, mentre sonnecchia in spiaggia, colpito dal pianto di un bambino proveniente dalla boscaglia che si staglia sulla collina, si avventura, per andare a soccorrerlo, nel buio fitto di alberi e cespugli e all’improvviso si trova di fronte una figura spaventosa... Ordine e dovere sono state le direttive dell’esistenza di Amilcare Santarelli, un professore di matematica piemontese che per amore si è trasferito a Siracusa. Se in Sicilia ha potuto godere del mare e del buon cibo ha però dovuto convivere con l’inciviltà della gente. Per questo, lui così precisino, ha finito per ridurre al minimo il contatto con le persone. Una domenica gli viene recapitata una strana busta con un documento che attesta la sua morte. Che cos’è, un errore dell’anagrafe o uno scherzo di cattivo gusto...

La prima idea che si ha della Sicilia, come sottolineano nella prefazione Giuseppe Maresca e Luca Raimondi, è di sole, mare, caldo, l’opposto delle classiche perturbanti oscurità del genere horror e noir. Eppure la letteratura, da Boccaccio a Pirandello passando dalla famosa La ballata della baronessa di Carini, ha ambientato in questa terra mediterranea storie cupe e sinistre. E come non dimenticare l’inquietante “villa dei mostri” di Bagheria, le cui statue solo a vederle mettono i brividi. I racconti de L’isola delle tenebre riescono a sfruttare la luminosità del paesaggio per creare paura e tensione che crescono ancora di più quando si pensa di essere protetti dalla luce del giorno. In questi brevi testi il terrore si annida dovunque, nelle onde del mare, in campagne assolate, nel torrido dell’estate, ma anche nel chiuso di vecchi palazzi e di castelli, sperimentando il gotico in tutte le sue declinazioni. “Che odore ha la paura?” si chiede Benedetta, la protagonista de La contessa torna a casa. È quello della normalità quotidiana, il vecchio compagno di scuola trasformato in sadico assassino, come di un soprannaturale angosciante che va da creature mostruose fino ad arrivare al diavolo in persona. O è l’odore dell’humus siciliano che ti ammalia e incanta fino a inghiottirti, legandoti alla sua ambigua bellezza. Proprio nel recupero dell’ethos insulare sta il fascino profondo di questa interessante e godibile antologia.