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L’isola di Caronte

L’isola di Caronte

Anche provvisti di due lauree con lode, si sa, nel profondo sud è sempre difficile trovare uno straccio di impiego. Non fa eccezione il trentenne Andrea Mangiapane che, nonostante le indubbie qualità, si affida come molti a una lettera di raccomandazione di uno zio, indolente funzionario del Comune di Palermo. Sarebbe potuto scappare a Londra, pagarsi un master con un lavoro part-time come cameriere e paradossalmente avere maggiori possibilità di successo nella vita. La granitica opinione della madre però ha avuto la meglio e Andrea si ritrova quindi impiegato presso l’agenzia di pompe funebri Vita Natural Durante in via Pindemonte, gestita dal misterioso signor Antonio Durante. All’interno dell’agenzia fa la conoscenza di personaggi molto peculiari come la ruvida e sbrigativa nipote del proprietario Beatrice, il nobile decaduto Giacomo Castiglia, l’arcigno becchino Nino Tumminia e il simpatico Salvo Pizzuto. In fondo quel lavoro era scritto nel suo destino, dato il titolo della sua tesi di laurea magistrale: La mappatura letteraria dei cimiteri di Palermo. Una svolta nella vita di Andrea del tutto inaspettata che però può riservare soddisfazioni e sorprese. Come quando si reca in trasferta a Ustica per il funerale del giornalista Giuseppe Vella, da anni visitatore dell’isola e adesso morto in circostanze nebulose. L’impossibilità di svolgere il funerale per via delle indagini del procuratore consente a Mangiapane di curiosare in giro per capirne di più...

Alessandro Buttitta è un professore di materie letterarie e giornalista milanese che vive e lavora in Sicilia. Si occupa anche di cultura pop e serie tv con RAI e “Huffington Post”. Con Laurana ha già pubblicato Consigli di classe. 10 buone idee per la scuola nel 2017, titolo anche del blog che cura sul settimanale “L’Espresso”. Questo romanzo noir scorre placido e senza intoppi, proprio come un assolato pomeriggio d’estate in Sicilia. Un giallo che gioca sempre sul filo dell’ironia e che allo stesso tempo stigmatizza alcune storture del profondo sud, come ad esempio la mancanza cronica di possibilità per i giovani, costretti quindi ad abbandonare la propria terra. L’autore stesso ha raccontato che lo spunto per l’intera vicenda è stato tratto da uno scherzo fatto a un amico disoccupato, quando venne convocato per un colloquio di lavoro come becchino presso un’agenzia di pompe funebri. Uno stile scanzonato quello di Buttitta, che ricorda un po’ quello di Stefano Piedimonte, che tratta di temi importanti come quelli legati alla camorra in maniera ironica e senza mai prendersi troppo sul serio. Un buon esordio nella narrativa e in particolare un approccio originale e fresco al difficile ambito del giallo/noir.