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L’Italia di Piazza Fontana

L’Italia di Piazza Fontana

Le elezioni del 18 aprile 1948 chiariscono con esattezza la collocazione “occidentale” dell’Italia all’interno del quadro politico internazionale. Quelle del 1949 sanciscono ufficialmente l’ingresso del governo di Roma nell’alleanza Atlantica. Nello stesso anno il Sim, Servizio informazioni militari, istituzione fascista, viene sostituito dal Sifar, Servizio informazioni Forze armate, attraverso una circolare. “Quello che sorge tra il 30 marzo (data della circolare istitutiva) e il 10 settembre 1949 (nascita effettiva del Sifar) è un servizio segreto pressoché identico al Sim. Esso nasce in forza di una circolare interna del ministero e non in seguito ad un dibattito parlamentare”, scrive De Lutiis ne “I servizi segreti in Italia dal fascismo alla seconda repubblica”... Quello del 1969 viene definito “autunno caldo”. Non si tratta di rivolte improvvise ma letteralmente dell’esplodere in aperto dissenso di tensioni preesistenti nel mondo dei lavoratori. Sono piuttosto “la manifestazione visibile di un processo carsico e di lunga durata che si era andato componendo all’interno del sistema produttivo, determinando le condizioni materiali per nuove spinte unitarie della base operaia, nuove pratiche di lotta e nuove espressioni di rappresentanza e autogestione anche in conflitto con le forme storiche delle strutture sindacali”. Tensioni stanno attraversando anche il mondo imprenditoriale, con la divisione, in Confindustria, tra i “giovani leoni” Giovanni Agnelli e Leopoldo Pirelli e il “vecchio pontefice”, l’armatore Angelo Costa. È in questo contesto che prende avvio il confronto per la stesura dello Statuto dei Lavoratori, al vaglio del Senato proprio quel maledetto 12 dicembre 1969... A differenza di altri paesi europei, le proteste di fine anni ‘60 non portano in Italia alla redazione di provvedimenti speciali, di natura emergenziale. Né tantomeno si può parlare di una situazione propriamente simile a quella ad esempio del maggio francese. Quelle che emergono nel nostro paese però sono criticità di natura diversa. “L’ordine pubblico non entrò in crisi per la spinta «sovversiva» dei movimenti, piuttosto venne attraversato da una profonda frattura di carattere eversivo rappresentata dalla strage di piazza Fontana e dagli attentati di Roma del 12 dicembre 1969, vicende che non solo manifestarono le inefficienze del sistema di sicurezza nazionale ma finirono per chiamare in causa responsabilità degli stessi corpi e apparati di forza dello Stato preposti alla sua tutela e a quella dei suoi cittadini”...

Davide Conti è uno storico, consulente dell'Archivio Storico del Senato della Repubblica, della Procura di Bologna (inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980) e della Procura di Brescia (inchiesta sulla strage del 28 maggio 1974), già autore di volumi dedicati alla storia del Movimento sociale Italiano, agli anni del Fascismo e alla sua evoluzione e alla Resistenza - L'anima nera della Repubblica. Storia del Movimento Sociale Italiano (Laterza 2013), Gli uomini di Mussolini. Prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla Repubblica italiana (Einaudi 2017 e 2018), solo per citarne un paio. In questo saggio accurato si sofferma su tutto quello che è accaduto prima della strage di Piazza Fontana, dipingendo così un affresco del nostro paese alla vigilia di quel fatto storico devastante. Obiettivo del volume è rispondere a queste domande, citate espressamente nell’introduzione: “Quali furono le condizioni storico-politiche ed economico-sociali che resero possibile il verificarsi di simili eventi? Quale fu il contesto nazionale e internazionale entro cui essi si collocarono?”. In concreto, come siamo arrivati a quel momento, che tipo di tensioni stavano serpeggiando prima che con le pareti della banca anche l’Italia stessa saltasse praticamente in aria, come ci stavamo trasformando, quali scontri, conflitti, mutamenti, stavano percorrendo la spina dorsale della penisola. “L’Italia di fine anni Sessanta venne attraversata da una crisi che investí in modo diretto almeno quattro ambiti strategici della struttura istituzionale: le Forze armate, le relazioni industriali, il sistema politico dei partiti e l’ordine pubblico”, si legge ancora nell’introduzione al libro. Da qui la ricostruzione dei movimenti in seno alle Forze armate dell’epoca e il passaggio da Sim a Sifar, l’autunno “caldo” dei lavoratori e le divisioni nel mondo di Confindustria, infine la disgregazione politica e la crisi dei partiti di massa che avevano caratterizzato il sistema politico fino ad allora. In quest’ultimo frangente spazio quindi per le tensioni che attraversano la Democrazia Cristiana, la sua forza, quella di essere una “confederazione di partiti”, che scricchiola e comincia a trasformarsi in debolezza, in conflitto interno, ma anche la crisi del mondo socialista e gli scontri tra le anime del Pci, culminate con la radiazione de “il Manifesto”. È un saggio polifonico, quello di Conti, perché riesce a dare voce a tutti i protagonisti dell’Italia dell’epoca e a tutti gli aspetti che assieme contribuiscono a dipingere questo grande affresco, con testimonianze e ricostruzioni minuziose. Preciso, accurato, il saggio richiede una base di conoscenza storica di partenza per poter comprendere al meglio alcuni passaggi ma non risparmia il lettore di dettagli essenziali anche su vicende note che in questa occasione vengono ben approfondite. Raccontare cos’è successo prima di piazza Fontana significa di fatto raccontare che paese eravamo al momento della deflagrazione di quell’esplosivo che ha cambiato poi per sempre il corso della storia.