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L’italiano

litaliano

All’ennesima incursione aerea in una notte stellata a Gibilterra, Elena decide di voler sapere di più di quell’uomo che ha salvato qualche giorno prima: sembrava un corpo esanime sulla spiaggia, invece respirava ancora. Lo porta in casa, lo cura, lo accudisce e lo vede andare via, prelevato da altri soldati italiani miracolosamente comparsi senza presentazioni dopo una telefonata che ha acconsentito a fare senza alcuna spiegazione. Elena non sa perché lo fa, forse per un senso di umanità, forse per un senso di rivolta nei confronti degli spietati soldati inglesi che non solo hanno ucciso suo marito, ma continuano ad infierire sulla tranquillità. In fondo la sua vita è tranquilla: gestisce una libreria, ha un circolo di pochi amici con i quali condivide un caffè e quattro chiacchiere e soprattutto la serenità di non voler portare nella sua quotidianità i fastidi e gli obblighi di affetti troppo intimi, ingombranti. Quando però, dopo qualche giorno, rivede per caso quell’uomo misterioso in piazza e al mercato, attorniato da altri due italiani, qualcosa scatta in lei e decide di seguirlo. Ha bisogno di più della rassegnazione ad una vita di bombe e dolore e crede di potersi fidare, ed affidare, di quell’italiano dagli occhi bellissimi e dal sorriso ammaliante e sincero…

Non ci vuole coraggio a scrivere un romanzo su fatti storici controversi come le operazioni portate a termine dalla flottiglia della X-Mas, ci vuole invece una grande maestria sia nel congegnare storie inventate adattandole ad una verità storica, ancorché scomoda, e una grande capacità investigativa per ricostruire al meglio dei fatti di cui ancora oggi non si ha un’interpretazione univoca. Arturo Pérez-Reverte ha entrambe queste doti. La flottiglia MAS era una flotta di Motobarche Armate Siluranti, gruppo scelto della marina militare del Regno d’Italia: la X (decima) è nota agli onori della cronaca per essersi poi divisa in parte a sostegno degli alleati ed in parte a sostegno della Repubblica Sociale Italiana di Salò. Erano in sostanza gruppi d’assalto utilizzati per le missioni più complicate, da cui anche lo scioglimento dell’acronimo in Memento Audere Semper, ad opera del poeta Gabriele D’Annunzio. Pérez-Reverte recupera l’esperienza umana di quei soldati, inviati anche per azioni di sabotaggio, che però descrive come buoni ed onesti soldati, valorosi, commilitoni fedeli capaci anche di innamorarsi e di poter coltivare una loro vita intima, privata, fatta di affetti, non solo di privazioni. Dopo un esordio ricalcato esplicitamente sul modello omerico di Nausicaa ed Odisseo, Pérez-Reverte sviluppa la narrazione mettendo nero su bianco le tensioni di questi ‘arditi’ in terra straniera: la vicenda di Elena e Teseo, il comandante veneziano trovato esanime sulla spiaggia di Gibilterra, esula infatti dalla contingenza storica per proiettarsi oltre il mito in una dimensione universale, quella dell’amore che permette di vincere tutto (ovidiano amor vincit omnia), che va oltre le divise ed i sospetti, ricordandoci che in quei tragici eventi si sono consumati anche sacrifici individuali che rendono la guerra una tragedia privata, prima ancora che collettiva. Elena riscopre l’amore che aveva ormai dimenticato dopo la morte del marito, avvenuto proprio per mano degli alleati; Teseo combatte contro il codice militare, il patriottismo e la riservatezza per assecondare un sentimento che fino ad allora sperava soltanto di avere. La traduzione sapiente di Bruno Arpaia è l’unico strumento adeguato a portare anche al pubblico italiano queste storie universali, fatte di paure ancestrali, sogni, speranze, vita che continua quando tutto intorno è morte.