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Lo scoppio del fulmine

Lo scoppio del fulmine

Re Luigi XV, che il 21 gennaio 1793 prima di salire sul patibolo, tra tutte le cose che potrebbe dire, chiede al boia perplesso se ci sono notizie di monsieur de la Pérouse, un navigatore da lui inviato una decina d'anni prima a esplorare gli oceani più remoti; la regina Marie Antoinette (al secolo Maria Antonia Josepha Johanna von Habsburg-Lothringen) con le sue ricercatissime toilette, i sospetti sulle sue avventure galanti e la gaffe criminale sulle brioches (peraltro una citazione da Rousseau e comunque messa in dubbio da molti storici); l'economista ginevrino Jacques Necker con il suo statalismo d'assalto basato sulla ricerca ossessiva (per i suoi tempi) dell'equità sociale e la sua figlia profetessa del femminismo; il marchese Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeu con la sua "bruttezza grandiosa e folgorante" (per dirla con Victor Hugo), la sua oratoria appassionata e incalzante e la sua dissolutezza; Gilbert du Motier marchese di Lafayette, leggendario reduce della Guerra d'Indipendenza, con il suo valore militare così apprezzato negli Stati Uniti d'America e così disprezzato in patria; il vescovo Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, sacerdote costituzionale anti-papato e negoziatore disinvolto e spregiudicato buono per tutte le stagioni...

Il giornalista Alfredo Venturi (Corriere della Sera, Il Resto del Carlino, La Stampa) ci racconta la Rivoluzione Francese - uno degli eventi-cardine se non l'evento-cardine della modernità - da una prospettiva effettivamente inedita o quasi, e cioè attraverso i punti di vista dei vari protagonisti di quei giorni convulsi: una galleria di personaggi ritratti in undici vere e proprie mini-biografie che documentano (con stile frizzante, iconoclasta, attento all'aneddotica e al gossip quanto basta) il percorso che li ha portati a svolgere il ruolo che hanno svolto e consegnato alla Storia. Fedele alla massima di Pierre Lazareff, il leggendario fondatore di France Soir: "Fate sempre passare le idee attraverso i fatti e i fatti attraverso gli uomini. Allora idee e fatti saranno veri", l'autore compone un vero e proprio puzzle nel quale ogni tassello pagina dopo pagina va a sistemarsi al suo posto mostrando il disegno d'insieme ai lettori solo alla fine dell'ultimo capitolo. Merito - e limite al tempo stesso - de Lo scoppio del fulmine (la definizione, davvero evocativa, è ancora di Victor Hugo) è quello di utilizzare un linguaggio colloquiale, a tratti ironico, rinunciando quasi del tutto al susseguirsi di citazioni e riferimenti a documenti tipico dei saggi storici. Ci si guadagna in freschezza, certo, ma fatalmente ci si perde in autorevolezza.