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Lo scudo e il giglio

Lo scudo e il giglio

Firenze, estate del 1258. Bocca degli Abati, esponente della nobile famiglia fiorentina degli Abati, ghibellino, esamina con stupore le strade di Firenze, prese d’assalto dal volgo inferocito. Intorno a lui rimbomba il vociare della folla e il frastuono dei mangani, i cui proiettili fanno tremare la città quando vanno – infallibilmente - a segno. La folla di popolani è assetata di sangue, si dirige verso il palazzo degli Uberti, dei quali auspica l’annientamento, costi quel che costi. Bocca assiste, impotente, presto in compagnia di Manente degli Uberti, detto Farinata, sopravvissuto all’eccidio di nobili esponenti della fazione ghibellina. Amici, famigliari, compagni cadono sotto i feroci colpi della marmaglia. Bocca non può intervenire, trattenuto non dal cuore ma dalle caute parole di Farinata. Ma il cuore non tace del tutto; il cuore di Bocca medita vendetta, rivincita sulla città di Firenze che ha abbandonato lui e i suoi amici. Il Giglio dovrà pagare, e pagherà caro, dovesse aspettare due anni...

Nonostante le sue quasi 500 pagine, l’ultimo romanzo di Alessandro Spalletta, acclamato autore della Saga del Grifone, si legge d’un fiato. I riferimenti storici sono accurati, le eventuali licenze poetiche relative ai personaggi storicamente esistiti ben contestualizzate e mai gratuite. L’autore brilla in particolare nelle scene d’azione, compito assolutamente non facile né scontato nella narrazione delle caotiche battaglie medievali: la confusione è palpabile, la tensione e l’euforia contagiose, le descrizioni ricche di sinestesie che catapultano il lettore in un inferno di orrori visivi, olfattivi e uditivi. Esemplari sono i capitoli finali, dedicati alla battaglia di Montaperti. Meno efficace risulta tuttavia la sottotrama romantica: i personaggi coinvolti non hanno una chimica particolarmente forte, al punto che la coppia che uscirà “vincente” dal triangolo presentato dall’autore ha uno spazio estremamente ridotto in termini di pagine, con un risultato piuttosto blando, soprattutto a paragonarlo con il resto della trama. Un difetto tuttavia trascurabile a fronte della piacevolezza della lettura, considerato che il fulcro del romanzo è un altro.