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Lo sguardo impuro

Lo sguardo impuro
Mariano Cuter ha confessato. Ha confessato tutto, ma tutto cosa? Si può sapere cosa ha combinato un innocuo professore di un piccolo liceo molisano per scatenare questo terremoto? Già, un terremoto. Come se quello di San Giuliano non fosse sufficiente. E pensare che Cuter, ubriaco fradicio in discoteca pochi giorni prima del sisma, disse a una telecamera del telegiornale regionale: “Io mi auguro soltanto che arrivi presto un bel cataclisma”. Non si può certo dire che sia un tipo fortunato, questo docente che tra i ragazzi dell’istituto chiamano Benicio per la sua somiglianza con l’attore Benicio Del Toro, e forse tutta questa storia si sarebbe potuta davvero evitare. Anche perché, a prima vista, sembra davvero soltanto un grandissimo malinteso…
Pier Paolo Giannubilo per questo suo romanzo, condito sapientemente da una fosca tinta noir, decide in primo luogo di raccontare un universo che conosce: egli infatti non ambienta la vicenda in una metropoli affollata o in un addormentato villaggio di montagna, ma sceglie la sua terra, il Molise, regione nella quale vive esercitando la professione di insegnante e giornalista. Si tratta di un aspetto fondamentale perché la narrazione si intreccia continuamente con riferimenti geografici e storici (uno su tutti, il terremoto di San Giuliano che verrà raccontato nelle pagine finali del romanzo), ma anche personali, soprattutto per quanto concerne l’esperienza lavorativa. Le dinamiche della sala professori, le simpatie e le antipatie dei colleghi, il nonnismo dei più anziani, il delicato rapporto con gli alunni sono raccontati con la scrupolosità e l’attenzione di chi questo lavoro lo svolge tutti i giorni. Tuttavia Lo sguardo impuro non è solamente una storia molto solida sul piano territoriale e biografico, ma è soprattutto un’opera  che abbraccia diversi temi come l’incapacità di relazionarsi stabilmente con l’altro sesso per colpa di sogni adolescenziali ormai cristallizzati; l’ansia di essere spiati e essere costantemente posti sotto la lente di ingrandimento di un mondo voyeur e vendicativo e, infine, il graduale disfacimento e il crollo psicologico di un uomo solo contro tutti, estremamente contemporaneo e inevitabilmente destinato alla sconfitta.  Purtroppo il limite del romanzo è dato proprio dalla sua ricchezza tematica, ricchezza tematica che l’autore, seppur con buon ritmo narrativo e con un profilo stilistico abbastanza alto (forse troppo per risultare adatto alla situazione), non riesce sempre a governare. Giannubilo spesso sembra preda dell’urgenza di aggiungere sempre qualche tassello in più, come se questo libro sia la sua unica possibilità per farlo e ciò a tratti ingolfa una lettura che si mantiene comunque in larga parte appassionante e piacevole.