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Lo spaventapasseri

Cesare gli sta raccontando che nel cuore della notte riceve telefonate sul cellulare da un numero schermato. Siccome teme che, trovando il cellulare spento, il disturbatore potrebbe chiamare al numero di casa nel cuore della notte spaventando la moglie Katia e svegliando il figlio piccolo - piccolo si fa per dire, ha ventidue anni e frequenta il terzo anno d’ingegneria - preferisce tenere acceso il dispositivo mobile. Il nome Katia richiama alla memoria di Bacci una giovane, ai tempi del ginnasio, con i capelli a caschetto tanto simili all’acconciatura della mitica Valentina di Crepax. Era la più bella dell’istituto, corpo slanciato e gambe lunghe. Tutti erano invaghiti di quella ragazza che fin da subito aveva abbracciato il movimento con tanto ardore da guadagnarsi il soprannome di Pasionaria e finire tra le braccia del suo carismatico capo, Cesare Almansi. Quindi alla fine Cesare l’ha sposata, la Pasionaria. In realtà dopo la maturità si erano persi di vista, ma si sono ritrovati per caso nel 1982 e, un anno dopo, Katia Airoldi è diventata sua moglie. A dir la verità ora, confida candidamente Cesare al vecchio amico Bacci, dormono in camere separate, ma tant’è. Cesare Almansi e Bacci Pagano sono amici di vecchia data ma non si sentivano da davvero molto tempo. Poi Cesare ha raggiunto telefonicamente l’amico, investigatore privato, e gli ha chiesto di incontrarlo appena possibile. Ed ora eccolo lì, nel suo studio, con l’impermeabile bagnato e il viso scuro, a raccontargli di quelle telefonate minatorie, da parte di una voce metallica e decisamente contraffatta, che lo invita non troppo educatamente a ritirarsi dalla corsa ad un posto nel Senato della Repubblica, per evitare di cacciarsi in guai seri. Quattro telefonate in quindici giorni, arrivate subito dopo che la candidatura gli è stata offerta…

In una Genova ricca di contraddizioni e magia c’è da indagare su una serie di telefonate cariche di minacce e su un omicidio irrisolto, risalente a diverso tempo prima, che di tanto in tanto riemerge dal passato in tutta la sua crudezza e si intreccia al confuso presente. Bacci Pagano - l’investigatore privato uscito dalla penna di Bruno Morchio e già protagonista di diverse vicende “nere” - sta attraversando una delicata fase della sua vita, caratterizzata da una sottile malinconia di fondo, figlia della consapevolezza dell’inesorabile scorrere del tempo, difficile da accettare. L’onesto e cinico investigatore privato sposa la causa del vecchio compagno di scuola, in gara per una poltrona da senatore e oggetto di inquietanti telefonate minatorie appunto, e, ficcando il naso nella melma degli intrighi politici o della malavita, riannoda i fili di vecchie vicende e ne va a scovare gli indizi sepolti nella memoria. La situazione, già di per sé contorta e alquanto pericolosa, si tinge di seduzione perché pedina importante di un’improbabile partita a scacchi - di cui il vincitore è assolutamente incerto - è una bellissima ragazza bionda, misteriosa e dal carattere indomabile, che spariglia le carte e confonde parecchio l’inquieto investigatore. Sullo sfondo, come sempre, la città di Genova. Morchio si rivela, una volta ancora, maestro nel guidare il lettore tra i caruggi della città e i locali tipici del suo centro storico, dipingendone i personaggi caratteristici con efficacia e precisione. Un intreccio avvincente, dal finale imprevedibile, e una vicenda molto ben orchestrata, attraverso la quale Morchio riesce a raccontare la sensazione di incomunicabilità tra generazioni che, pur limitrofe dal punto di vista anagrafico, si scoprono assolutamente incapaci di comprendersi e interagire.