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Lo specchio e la luce

Lo specchio e la luce

Londra, maggio 1536. L’affilata spada del boia, giunto appositamente da Calais, è appena calata sull’esile collo della regina Anna Bolena, staccando di netto la testa dal corpo. La vita della seconda moglie di re Enrico VIII è giunta al termine, così come il potere e l’ascendenza che la famiglia Bolena manteneva sul sovrano. Anna ha affrontato con estrema regalità la salita sul patibolo e, dopo aver rivolto le sue ultime parole agli astanti, quel popolo che non l’aveva mai completamente accettata come loro sovrana, si è sottomessa alla volontà del re, non senza sperare fino all’ultimo istante che un messaggero arrivasse per risparmiarle la vita. Thomas Cromwell lo sa. Non è felice della fine della giovane donna, a differenza del ripugnante Charles Brandon, duca di Suffolk, amico d’infanzia di re Enrico e vedovo di sua sorella Mary. Ma Cromwell è anche consapevole che non avrebbe potuto fare nulla per evitarne la morte. È stato lui, anzi, ad aiutare il re a liberarsene, mettendo in piedi il processo contro di lei e portando avanti gli interrogatori a testimoni e accusati. Primo tra tutti, il giovane visconte Rochford, George Bolena, il fratello di Anna tacciato di esserne uno dei tantissimi amanti, anch’egli diventato da pochi giorni cibo per vermi. Ma ormai è tempo di svestire i tristi abiti di avvocato e inquisitore per indossare la sua giubba arancione e prendere parte ai festeggiamenti in onore del matrimonio di Enrico con la giovane e remissiva Jane Seymour, la sua terza moglie. Quella che Cromwell ha ingegnosamente avvicinato al re, stringendo alleanze politiche anche piuttosto scomode, con lo scopo di decretare la fine dei Bolena, ormai troppo potenti e pericolosi. La stessa Jane Seymour che, come tutto il Regno spera, darà finalmente al re l’erede maschio tanto agognato che porterebbe, di conseguenza, lustro e onori anche allo stesso Cromwell...

Molto è stato scritto e mandato in onda sul periodo Tudor. I romanzi di Philippa Gregory, un’altra immensa autrice britannica, sono perlopiù ispirati alle figure di Enrico VIII, alle sue sei mogli e alle figlie Maria ed Elisabetta. Altrettanti sono i film e le serie tv, prima tra tutte I Tudors. Andata in onda per la prima volta nel 2007, vede un giovane Jonathan Rhys Meyers nel ruolo del despotico re. Ma mai come in questa trilogia dell’autrice inglese Hilary Mantel la controversa e misteriosa figura di Thomas Cromwell è stata così sviscerata e analizzata in tutte le sue sfaccettature. Lo specchio e la luce è, infatti, il terzo e ultimo capitolo della saga dedicata a Cromwell, dopo il primo, Wolf Hall, e il secondo, Anna Bolena, una questione di famiglia, pubblicati in Italia rispettivamente nel 2011 e nel 2013 dall’editore Fazi. Cromwell è stato una delle figure più significative della corte di Enrico VIII, ma anche una delle meno accettate dai suoi contemporanei. Circondato da nobili di antica stirpe, il suo fulminante cursus honorum venne spesso fortemente osteggiato dai suoi numerosi nemici. Nato a Putney, era infatti figlio di un fabbro e birraio di più che modeste origini. Accanto al re emerse ben presto come Segretario Particolare, fino a vedersi conferire i titoli di Lord custode del Sigillo Privato e vicereggente del potere spirituale grazie alle sue notevoli capacità intellettive. Cromwell resta, ancora oggi, una figura avvolta dal mistero. L’unico suo ritratto a noi noto è quello dipinto da Hans Holbein il Giovane tra il 1532 e il 1533, in cui i personaggi del romanzo affermano assomigli a un assassino. Poco si sa della sua vita prima di entrare nell’entourage del cardinale Thomas Wolsey: dopo essere fuggito da Putney, infatti, aveva militato nell’esercito francese, vissuto in Italia, dove aveva appreso il mestiere di banchiere, e fatto il commerciante di stoffe nei Paesi Bassi. Grazie a queste esperienze, Cromwell era in grado di parlare fluentemente molte delle più importanti lingue europee dell’epoca. Possedeva, inoltre, una memoria quasi infallibile: “Le uniche cose che non ricorda sono quelle che non ha mai saputo”. Tutte queste doti, pertanto, lo avevano reso ben presto indispensabile agli occhi di Enrico VIII. Nonostante questa ascesa, però, la fine di Cromwell fu la medesima di molti degli uomini e delle donne vicini al sovrano: finì decapitato dopo aver compiuto l’errore di far sposare al re la principessa tedesca Anna di Clèves come sua quarta moglie. Il romanzo, sebbene decisamente prolisso, non risulta mai pesante e scorre molto rapidamente sotto gli occhi del lettore. Colpiscono, infine, le numerose parti dedicate ai ricordi e ai pensieri di Thomas Cromwell, che contribuiscono a rendere questo personaggio un po’ più accessibile a chi non si lascia scoraggiare dalle quasi mille pagine ma, anzi, raccoglie con coraggio il guanto della sfida.