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Lo spettro del dio mortale - Hobbes, Schmitt e la sovranità

Lo spettro del dio mortale - Hobbes, Schmitt e la sovranità

Étienne Balibar, nel corso della sua lunga e onorata carriera, ha sempre avuto a cuore la necessità di individuare rimedi atti a rendere sempre più democratico l’apparato Stato-nazione. Tale bisogno si è accresciuto in lui ancora di più alla luce dell’affermarsi delle tendenze sovraniste da una parte e dello sviluppo di un contesto sociale sempre più composito sotto il profilo delle identità culturali, religiose e linguistiche. Il ruolo svolto dallo Stato, dunque, di connettersi al riconoscimento della sovranità come fattore eccedente l’ordine costituito intenderebbe ridurre la complessità del tessuto sociale, creando uno status di comunità artificiale basato sul recupero di una tradizione che è di fatto un’operazione di inclusione forzata o di esclusione rivolta verso coloro che non si adattano ai valori di cui esso si rende garante. Si tratta di una forma di ripiegamento che nasce come risposta alla crisi della globalizzazione che destabilizza ovunque gli Stati liberal-democratici. Il filosofo francese, dal canto suo, interviene nel dibattito in atto invocando, al contrario, la costituzione di una compagine statale più democratica, dai connotati più inclusivi in direzione di un progressivo superamento dell’identificazione tra popolazione ed esso stesso. Un progetto, questo, che attribuisca maggiore forza emancipatrice e un ruolo centrale alle istanze meno rappresentate ed evitare che lo Stato si trasformi nello spettro di un dio mortale...

Allievo di Louis Althusser, professore emerito dell'Università di Paris X-Nanterre e docente presso la University of California di Irvine, Étienne Balibar – classe 1942 - è considerato uno tra i più autorevoli filosofi politici contemporanei non soltanto in Francia ma in campo internazionale. Gli studi effettuati e le opere pubblicate nel corso della sua lunga carriera hanno fornito un contribuito di fondamentale rilevanza allo sviluppo di una nuova interpretazione del pensiero di Karl Marx. Le sue riflessioni hanno preso in esame, in maniera particolare, la concezione di cittadinanza e di partecipazione democratica cercando di rendendola più inclusiva, alla luce del dibattito attualmente in atto su tematiche relative alla razza, alla cultura e all’identità. Di questo danno conto i suoi quattro saggi raccolti e tradotti nel presente libro da Giada Scotto, che è ricercatrice di Storia dell’Europa presso l’Università La Sapienza di Roma. Si tratta di testi scritti in occasioni diversi nel periodo tra il 2002 e il 2012, ma la cui sostanza li rende un’opera lineare di grande fascino. Pur non privi di un piglio professorale, essi si presentano al lettore in una veste ammiccante, rendono testimonianza delle mirabili capacità di uno studioso che sa leggere, attraverso le lenti della grande avventura del pensiero filosofico, le aporie insite nel dibattito tra sovranità e rappresentanza democratica. Nel leggere questa raccolta di saggi di Balibar non si può fare a meno di rispolverare le dottrine dello Stato che furono di Thomas Hobbes e di Carl Schmitt per recuperare in esse, un nuovo ed efficace liquido di contrasto da iniettare nel dibattito attuale.