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Lo stivale d’oro di Istanbul

Lo stivale d’oro di Istanbul
La città indicata nella nota del Ministero degli Affari Esteri è la stessa citata in tutti i suoi documenti: Istanbul. Per la verità è solo una possibilità all’interno di una rosa di proposte che per altri sarebbero forse più allettanti, ma per lei il dubbio sulla scelta non si pone nemmeno. È un luogo per lei ignoto, anche se è una discreta viaggiatrice e benché vi abbia mangiato, dormito, respirato per quasi un anno. Il problema, se così si può dire, è che, essendo il primo della sua vita, di quell’anno non conserva alcun ricordo. Il padre si è sempre rifiutato, quando vi tornava per lavoro, di farsi accompagnare da lei, che non ci è mai, per quieto vivere, nemmeno andata da sola. Poi, per voglia di cambiamento e insoddisfazione, ha spedito la domanda di servizio all’estero, in scuole straniere. Che è stata accolta. E quando lo dice al padre, lui le attacca il telefono in faccia…
Il personaggio di Lisa e la sua autrice Elsa si somigliano, in particolare per l’esperienza di vita - per la prima fittizia, per la seconda reale - che ne fa due espatriate e due insegnanti, sedotte dal fascino misterioso e melanconico di Istanbul. È un bene che gli scrittori parlino di ciò che conoscono, ed evidentemente la Zambonini Durul ha un’attitudine alla divulgazione che rende quel che scrive comprensibile e non verboso: ha una scrittura semplice e chiara, e inoltre conosce la materia letteraria, sa quali sono i sapori che si debbono amalgamare per sfornare un libro gustoso. Si legge senza incontrare asperità lungo il cammino, piacevolmente, si gira per la città e si incontra una varia e caratteristica umanità, tra luci e ombre. Soprattutto, si assiste al percorso di Lisa dentro i meandri più bui del suo passato, con cui non può più evitare di fare i conti.