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Lo storico e il poeta

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Anno 1300, papa Bonifacio VIII proclama il primo Giubileo. Dante Alighieri giunge a Roma: faccenda controversa questa, alcuni altri storici hanno messo e metterebbero in discussione la veridicità del fatto. Lo attesterebbero invece alcune notazioni del Poeta stesso, ad esempio la descrizione delle grandi folle che sciamano per la Città Santa, con ponte Sant’Angelo regolato da un doppio senso di marcia per i pellegrini “che da l’un lato tutti hanno la fronte / verso ’l castello e vanno a Santo Pietro; / da l’altra vanno verso il monte…”. Troviamo ancora Dante a Roma l’anno successivo, in qualità di componente di una delegazione fiorentina presso lo stesso papa Caetani, per tentare una mediazione atta a dirimere la questione tra guelfi bianchi e guelfi neri. Ma Carlo di Valois, “paciere” del papa, è già in marcia: metterà a ferro e fuoco Firenze e Dante non vedrà mai più la sua città… Bonifacio VIII verrà relegato, ancora in vita, nell’Inferno dantesco e tanto è il rancore del Poeta verso il pontefice, che all’inferno si ritrova anche il suo predecessore, il povero Pietro da Morrone che colpevole del “gran rifiuto”, determinerà l’ascesa al soglio pontificio dell’odiato papa Caetani. Sempre nell’Inferno dantesco, canto X, assistiamo al drammatico incontro con Farinata degli Uberti e Cavalcante, padre dell’amico Guido Cavalcanti. Siamo poi in Purgatorio ad incontrare Manfredi “biondo bello e di gentile aspetto”, morto giovane in battaglia, per il quale l’autore della Comedia vuole credere in una conversione in punto di morte… Il Canto XXXIII del Purgatorio segue alla scena apocalittica che conclude il Canto precedente nel quale gli strali danteschi bersagliano la “meretrice” (la Curia romana) la quale, come già anticipato in Inf. XIX, 107-9, “puttaneggiar coi regi a lui fu vista”. Ma ora è la redenzione: finalmente Beatrice…

Chiara Frugoni, eminente storica medievista e storica della Chiesa con particolare attenzione alla figura di Francesco d’Assisi, seleziona quattro saggi su Dante e la Divina Commedia redatti da suo padre Arsenio, a sua volta storico medievista, scomparso prematuramente nel 1970. Prima della morte, il professor Arsenio Frugoni aveva quasi ultimato un’edizione commentata delle Epistole di Dante e molte furono le voci da lui composte per l’Enciclopedia dantesca di Treccani. Eppure il Frugoni, ritenendosi storico e non letterato, dichiara e si auto-attribuisce un approccio “pedestre” alle tematiche dantesche, forse per modestia, forse per sentirsi libero di avanzare le proprie ipotesi interpretative. Ipotesi interessanti, segnatamente quella sul rapporto tra Dante e Roma e quella che, partendo dal tema dell’eresia di Farinata, si addentra nell’analisi del fenomeno del catarismo. Sia chiaro però che la prosa particolare e articolata del Frugoni – e su questo siamo messi già sull’avviso nell’introduzione- è lontana anni luce dai toni divulgativi ai quali gli storici di più recente formazione ci hanno abituato. Trattando temi specifici che l’autore aveva probabilmente concepito in un’ottica di dialettica tra studiosi, ci vengono serviti testi ricchi di rimando ad altri studi e pubblicazioni (ricche le note bibliografiche), dando per scontate la nostra conoscenza del latino (le citazioni in Lingua sono almeno un paio per pagina senza traduzione) e la scorta acquisita di altre fonti critiche. In soldoni: un testo da affrontare se non si hanno altre incombenze, se si sta in pace e si ha voglia di bellezza. Come ascoltare con attenzione Čajkovskij e togliersi tutte le curiosità latenti e patenti con una buona enciclopedia a portata di mano per approfondire i rimandi che non a tutti è dato avere in tasca nell’immediato. Come sfogliare, soffermandoci a lungo ad ogni pagina, una pubblicazione illustrata di pittura di Bosch o di Matthias Grünewald. Un testo autunnale o invernale per godersi un fine settimana fuori città, magari col camino acceso, un buon tabacco e un Calvados invecchiato quanto basta per essere piacevolmente degno d’attenzione. Come un vino da meditazione, importante, impegnativo e prezioso.