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Lo strabiliante zoo

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Olivia Deaglio ha dieci anni ed è la custode dello Strabiliante Zoo di proprietà della sua migliore amica Giorgia Sarta e della mamma di quest’ultima, Anna. Giorgia e Olivia sono diventate amiche in prima elementare. Un giorno, mentre Olivia se ne stava seduta sui gradini della scuola, durante l’intervallo, e controllava i compagni e le compagne di classe giocare a calcio e gridare, Giorgia l’ha avvicinata e, chiacchierando di antipatie e simpatie, le due hanno stretto amicizia. La maestra Pina Marchisio, dopo qualche tentennamento iniziale, ha concesso loro di diventare compagne di banco e, da quel momento, le due sono inseparabili. Nello Strabiliante Zoo c’è Ragnetto Ragnettino, che ogni tanto fa i capricci, anche se Olivia gli pulisce la gabbietta da cima a fondo in maniera impeccabile. Poi c’è Mister Mostro, che, quando qualcosa non gli va o quando Olivia gli parla dello specchio, emette strani strilli che ricordano un grugnito. Ci sono anche il Sapientone, le Gemelle Simpatia e Perfettini. Questo Zoo Strabiliante è davvero una meraviglia. Ogni tanto, però, Olivia si annoia. E così pensa che potrebbe raccontare quel che fa, scrivere del suo lavoro all’interno dello Zoo. Si tratta di attività interessanti e, d’altra parte, mettere i suoi pensieri su carta le piace parecchio. Allora Olivia chiede alla signora Anna un quaderno e una penna. Il quaderno lo vuole a quadretti e la penna rosa e piccola. Anna, che è sempre gentilissima, si reca in cartoleria e le compera un quadernino blu con i quadretti e una penna rosa con dei gattini grigi disegnati sopra. Al momento della consegna dei due oggetti a Olivia, la piccola è seduta nella sua solita poltrona rossa, mentre Giorgia è sul letto dell’amica intenta a svolgere i compiti di matematica. Ora, finalmente, Olivia può cominciare a scrivere. La prima mezz’ora di scrittura la occupa raccontando di Ragnetto Ragnettino e di quel che ha combinato qualche giorno prima, di martedì per essere precisi: ha preso il piatto con il cibo e l’ha lanciato contro il muro. Il piatto si è spezzato in due e le rolatine di pollo che conteneva sono cadute sul pavimento lucidissimo…

Comincia come una fiaba, il nuovo romanzo di Daniele Bianco, ma ben presto si rivela per ciò che realmente è: un noir in cui ciò che all’inizio sembra un po’ strano e magari sopra le righe finisce per assumere il suo aspetto definitivo e si fa spaventoso e pericoloso. Olivia è la custode, insieme all’amica Giorgia, di uno zoo sui generis, all’interno del quale accadono fatti decisamente peculiari, che intrigano e spaventano allo stesso tempo. Grazie a una narrazione spesso ipnotica e coinvolgente, veicolata attraverso la figura delle due protagoniste –due bambine all’inizio della vicenda – l’autore affronta i temi della vendetta, del castigo e della colpa, del peso dei torti subiti e della volontà di lasciare in qualche modo la propria impronta dopo la morte. Molto materiale sul quale ragionare, quindi, sviluppato attraverso un intreccio originale e interessante, supportato da una penna fresca e scorrevole. Tuttavia, qualche ingenuità stilistica – un uso esagerato delle parentesi e un utilizzo improprio di alcuni segni di punteggiatura, oltre che la presenza di diverse ripetizioni - affatica a tratti la lettura, che un editing attento avrebbe potuto asciugare e snellire. Nonostante ciò, sono apprezzabili gli interrogativi che la lettura del romanzo suscita, in particolare l’analisi della percezione della distinzione tra bene e male, spesso distorta e mai univoca.