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Lo strano caso dei pantaloni di Dassoukine

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Bizzarro, no? A una cena di gala il giovane Dassoukine, rampollo marocchino pronto a un vibrante intervento presso la Comunità europea, viene scambiato per il cameriere. Sarà l’aria esotica, la statura?… Anna, sua moglie, la gentile Anna, con quel profondo gesto d’amore, può forse far sentire Maati meno estraneo?… Dov’è nato? Khzazna, esiste forse sulle cartine ufficiali, ha forse la stessa dignità di Fez o Rabat? E il padre ha aspettato giorni prima di registrarlo alle autorità. Che ne è delle sue radici?… Chi sono gli uomini che contano a Khouribga? Quelli che prendono le decisioni? Ci starebbe un bel pezzo di giornale, ma tutti gli indizi portano a Bouazza… John e Annie, un amore a distanza, ma è davvero amore? A Bruxelles, il momento della verità: dove la loro relazione è iniziata, la loro relazione finirà?… Bennanni ha una guardia del corpo, ci sta, è un borghese di livello, mica come i suoi compagni di studi, raccogliticci e sgangherati. E vuoi vedere che anche la guardia del corpo ha qualcosa da raccontare?… La circolare del Ministero parla chiaro: tra le prove sportive previste per l’esame di maturità, deve essere inserito il nuoto. Il nuoto, come se in giro ci fossero piscine, come se non ci fosse il deserto intorno. Ma il Marocco, si sa, è terra piena di inventiva… Amir ha un conto da regolare con la filosofia, o forse con la professoressa di filosofia? Una frase gli si è ficcata nella testa per tutta la vita… Un sogno, un incubo, la moglie il figlio la serva che si permettono di mancargli di rispetto in casa sua…

Quanta generosità di temi e di toni, in questa raccolta. L’impianto narrativo dei racconti spesso si richiama, prendendo le mosse da un gruppetto di persone che, commentando un evento o un aneddoto, sintetizza poi una “morale della favola”. L’inizio è col botto: il povero Dassoukine, alto funzionario, si presenta davanti ai potenti europei con logori pantaloni da golf. E dire che, quando era vestito di tutto punto, era stato scambiato per un cameriere. Non c’è giudizio nelle parole del protagonista quindi, diremmo, dell’autore, c’è semmai la volontà di ironizzare, senza offendere, sui pregiudizi di certa parte della cultura europea, che Laroui ben conosce. Nella sua onestà intellettuale, l’autore regala anche momenti di straordinaria autoironia: definire creativi i marocchini che riescono a far completare a dei liceali delle gare di nuoto a secco… beh, è sopraffino. C’è spazio per il paradosso ma anche per la profonda riflessione sulla relazione con sé stessi e con gli altri, passando per il tema, certamente vicino all’autore, del sentimento di estraneità tipico di chi ha lasciato la propria terra natia. Il Marocco sembra così vicino, leggendo questi racconti, la sua identità è raccontata in maniera così vivida che, pure senza una descrizione di paesaggio, leggendo si può quasi sentire di essere lì. C’è una semplicità nell’uso della parola, un’ironia che rende il percorso tra le storie leggero e naturale, come se non ci fosse un punto alla fine di ogni racconto. C’è il Marocco e c’è l’Europa ma soprattutto c’è l’essere umano, con momenti di grandezza, piccolezze, fastidi. C’è molta verità, che arriva presto e senza fronzoli grazie alla taglia poco pretenziosa della narrazione: una lettura piacevole e ricca, che lascia tanti pensieri da approfondire.