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Lo Yatagan - Storie montenegrine

Lo Yatagan - Storie montenegrine

Il Montenegro è l’unico dei Paesi della penisola balcanica che l’Impero ottomano non riuscì mai veramente a controllare e a sottomettere. Di quegli scontri fa il suo tema centrale il più famoso poema epico serbo, ovvero Il serto della montagna, scritto nel 1847 da Peter Petrović Njegoš. In una delle decisive battaglie finali fra serbi montenegrini e turchi, la Battaglia di Fundina del 1876, Novak Miloscev, bisnonno dell’autrice, si distinse come il più valoroso fra gli eroi, protagonista della vittoria che aveva avuto il merito di fermare l’avanzata turca e di ribaltare le sorti della guerra. Più di seimila soldati turchi persero la vita in quel giorno. Lo zar russo invitò gli eroi di quella giornata a San Pietroburgo e regalò a Novak Miloscev uno yatagan, una spada ricurva simile a una sciabola, in un fodero decorato da cinquantotto diamanti. Parte da qui il racconto di Nada Vujadinović che esplora di pagina in pagina il nodo di storie che la tiene sospesa fra Italia e Montenegro. Il padre montenegrino la ricollega a quelle antiche storie di eroica resistenza all’invasione turca, mentre per parte di madre le radici affondano nella laboriosa Italia piemontese, un Italia, quella imprenditoriale degli anni fra il ’20 e il ’35 del ‘900, di suo profondamente legata al Montenegro. Non va dimenticato che la moglie di Vittorio Emanuele III era appunto Elena del Montenegro e che il padre il Principe Nicola I aveva voluto con la Compagnia di Antivari raccogliere imprenditori e capitalisti italiani per la costruzione del porto di Antivari (Var). In quella compagnia trova lavoro il nonno Enrico Vasconi e lì nasce e trascorre la sua infanzia l’autrice…

A passo aneddotico, le memorie dell’autrice si muovono sorvolando avanti e indietro l’Adriatico. Dalla nascita a Var nel 1933 alle peripezie imposte dal clima procelloso della Seconda guerra mondiale che la costringe a tornare e a crescere i figli in Italia. Il Montenegro e la figura paterna rimangono indietro quasi offuscati da una nebbia che, solo quando le vicende della vita abbassano il loro ritmo e la memoria ha tempo di compiere il suo lavoro, pian piano si dilegua. Fino a un viaggio nelle terre dell’infanzia nel 1961, a misurare quanto il Montenegro fosse cambiato sotto la Repubblica Socialista Federale di Jugoslava. Il racconto degli anni maturi, della vita e del lavoro a Milano, si impreziosisce di incontri e amicizie speciali, fra le quali spicca quella con Vanni Scheiwiller. Si tratta di un libro di memorie che guarda indietro al tempo lungo di una vita, agli interventi trancianti della Storia, alle dilatazioni dei legami familiari, altalenando fra due spazi geografici vicinissimi ma apparentemente molto lontani. Un libro che avrebbe potuto essere un romanzo famigliare e che invece assomiglia più a un album di fotografie.