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Lo Zingaro e lo scarafaggio

Lo Zingaro e lo scarafaggio
Quel che gli serviva era un telefono, una connessione e un computer, in qualunque nazione si trovasse. E nel giro di 23 secondi netti era capace di far fare il giro del mondo per due volte a un milione di euro. Il crocevia era sempre Singapore, la megalopoli del potentissimo Den. Il motore, invece, era il bene più trascurato dai mercati internazionali: la stupidità del calciatori e dei tifosi, ancora illusi di pagare fior di quattrini per assistere a uno spettacolo autentico. Il sistema è facile, basta seguire il protocollo: squadre di media o bassa classifica delle serie minori, presidenti squattrinati, premi non pagati e giocatori scontenti, pronti a tutto per fare qualche soldo in più. Del resto si è veramente ricchi in serie A. Dalla B in giù gli stipendi servono anche a pagare le bollette. O, nella peggiore delle ipotesi, i debiti. Quella mattina del 1° giugno 2011, però, il meccanismo si era inceppato. Era bastato un sms a farci capire: “Guarda Sky”, diceva. Fu quello il momento in cui Hri capì che stava crollando tutto…
Lo zingaro e lo scarafaggio. Ovvero il macedone Hri, l'uomo-chiave dello scandalo calcioscommesse dello scorso anno, e Carlo Gervasoni, il simbolo di quella marmaglia di calciatori (Paoloni, Andrea Masiello e gli ex come Signori e Bellavista, solo per citare i più noti alle cronache) che, in spregio al loro status di persone privilegiate, hanno trasformato la passione nazionale in un autentico bluff. Lo Zingaro e lo scarafaggio è il racconto in forma romanzata della lunga inchiesta sul calcioscommesse, ricostruita attraverso gli atti investigativi delle procure di Cremona e di Bari e soprattutto attraverso le testimonianze dirette delle persone coinvolte, tra cui quella, fondamentale, di Hristiyan Ilievski, incontrato dagli autori nella sua dimora a Skopje lo scorso anno. Partendo dalle sue parole, Mensurati e Foschini hanno ripercorso l'intera vicenda dandole un ritmo intenso, quasi cinematografico, e arricchendola di aneddoti, informazioni e ritratti da cui ne deriva un quadro molto più complesso di quello raccontato da giornali e televisioni. Ciò che si racconta è la storia di come l'Italia sia solo la punta di un iceberg fatto di potenti corruttori e malati di scommesse, uno solo dei fertili terreni di un'organizzazione mondiale che controlla il calcio europeo, africano, asiatico e sudamericano, capace addirittura di organizzare un finto match tra le nazionali del Bahrain e Togo nel quale in campo non c'erano veri calciatori ma delle spaesate comparse. Ma è anche la storia di personaggi dal doppio volto come Beppe Signori, osannato capocannoniere del nostro campionato, ossessionato dalla “scommessa del Buondì”, o di Marco Paoloni, capace di perdere soldi, fama e dignità ma non il suo istinto felino che pur lo fa precipitare nel baratro. Ed è soprattutto il ritratto di Hri lo Zingaro, dei suoi tatuaggi e delle cicatrici, del suo amore per Scarface e Mario Puzo, del terrore che incutevano i suoi enormi avambracci e di quell'incontrollabile, commovente passione per Aleandro Baldi.