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L’occhio del male

L'occhio del male
Parigi. Nel gigantesco cantiere sotterraneo della Metropolitana per la nuova stazione Condorcet l'organizzazione terroristica islamica GIA, nonostante i ferrei controlli, ha infiltrato un suo uomo. Rachid ha il compito di minare i pilastri dello scavo: l'esplosione farebbe sprofondare un intero quartiere, condannando a morte certa migliaia di persone. Accanto a Rachid si muovono altri personaggi: il capocantiere Georges, buono ed infelice, Ahmed, un arabo ateo dall'oscuro passato ed Alain, un razzista violento e ottuso. Rachid si accorge di aver in qualche modo bisogno di loro per portare a termine il suo piano criminale...
Semisconosciuto in patria, amato in Italia (segnatamente dopo l'uscita de La vera storia del pirata Long John Silver, sempre per i tipi di Iperborea), Bjorn Larsson non è mai stato un tipo facile. Ha vissuto anni da eremita su una barca a vela, studiato e lavorato a metà tra Stati Uniti e Francia, allegramente renitente alla leva (l'esercito svedese aspetta ancora ansiosamente di farne la conoscenza) e talmente poco attento alle idiosincrasie del popolo dei fondatori di IKEA da eleggere la 'odiata' Danimarca a suo attuale domicilio. Ne L'occhio del male, apologo sinistramente profetico (Larsson ha pubblicato il romanzo nel 1999, ben prima del fatidico 11 settembre 2001), l'autore ha spinto a tavoletta l'acceleratore del thriller catastrofico, e questo gli ha inimicato in blocco la critica letteraria francese, da sempre impermeabile ed allergica ad ogni svisata 'kolossal'. Eppure la definizione di prodotto commerciale (affibbiata peraltro con malcelato e non del tutto giustificato disprezzo) mal si adatta ad un romanzo che fa del suo tema centrale l'intolleranza religiosa. Con una virulenza ormai inedita in Italia e quindi ancora più evidente ai nostri occhi, Larsson si scaglia a testa bassa contro l'integralismo (islamico, certo, ma anche cristiano e religioso in genere), tratteggiando un ritratto dell'Islam a tinte davvero fosche, disperate, rabbiose. Altrettanta energia viene dedicata a descrivere i simpatizzanti e gli attivisti del Fronte Nazionale di Le Pen come minorati mentali dediti solo ad una insensata violenza, e i borghesi blandamente razzisti come retrivi conservatori, incapaci di vedere ad un palmo dal naso e pervicacemente dediti a soffocare qualsiasi impulso vitalistico proprio ed altrui in nome di un noioso, grigio perbenismo. Tutte opinioni largamente condivisibili, intendiamoci, ma espresse a volte con un pizzico di grossolanità, tralasciando colpevolmente le complessità umane a beneficio di una netta distinzione tra buoni e cattivi. Manicheismi a parte, un'avventura sotterranea a tutta suspence, nella quale i protagonisti tramano, si scontrano, amano e muoiono in una cattedrale underground (letteralmente), un'enorme voragine che sembra puntare al centro stesso della terra. E un altro ancor più profondo abisso si spalanca: quello del nostro io profondo, da dove salgono i demoni dell'odio e della vendetta. L'Orrore, diceva qualcuno anni fa.