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L’odore del tuo respiro

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Ha deciso. Parte. L’uomo le chiede dove sia diretta e Melissa risponde che intende andare a Roma. Un biglietto di sola andata. Non vuole un biglietto elettronico, però. Vuole poterlo tenere in mano. E quando ce l’ha, lo tiene delicatamente con due dita. Si tratta di un biglietto d’entrata. Quando esce dall’agenzia, un filo sottile di freddo le increspa la pelle. Si avvolge nel cappotto e si dirige verso la salita di San Giuliano, passando attraverso piazza dei Crociferi, dove il lusso dell’architettura barocca fa a pugni con il degrado e gli sfregi di case che germogliano sulla pietra ma sono destinate ad appassire senza alcuna pietà. Quello è il punto in cui lei ha dato il primo bacio ed è lo stesso in cui ha fatto a botte; più avanti c’è la scalinata in cui, una sera, ha sorseggiato una birra in compagnia di uno sconosciuto, senza chiedere alcunché in cambio. Quando scende verso la piazza dell’Elefante, l’unico colore che la colpisce è il grigio dei cappotti dei funzionari comunali. Prosegue verso la pescheria e un ricordo le si affaccia alla mente. È insieme alla nonna e stanno acquistando il pesce. Non riesce a staccare lo sguardo da una stella marina attaccata al dorso di un pesce spada e ancora viva. Sente di avere pochi ricordi, Melissa, e sono quasi tutti sfuocati e sbiaditi. Catania è la città che odia maggiormente, ma è anche quella che ama di più. Continuano a ripeterle che stare lontano dalla propria città sia una delle esperienze più dolorose che si possa vivere. Le dicono che se deciderà di andarsene sentirà la nostalgia chiuderle la gola e trascinarla nel dolore e nella disperazione. Secondo lei, invece, un posto vale l’altro. Anzi, Catania è il luogo che lei maggiormente teme, perché si tratta di una città che inghiotte. È tenebrosa e, nonostante il sole si rifletta tra i rilievi barocchi e le tendine alle finestre delle case in centro, tutta la città sprofonda in un infinito buio. È una città bella, certo, perché non ha gerarchie, ma ha dentro di sé la vita e la morte. Esattamente quello che sente dentro di sé anche Melissa …

Dopo Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire – il libro che l’ha resa famosa quando era ancora una ragazzina e ha fatto di lei un’icona pop – Melissa P. torna con un romanzo più doloroso, che la mette a nudo e le permette di intrecciare i ricordi al timore dell’abbandono e della solitudine. Melissa è una giovane che a fatica può essere contenuta tra i confini del ruolo che le convenzioni le impongono: è curiosa, è il simbolo della riscossa femminile e il suo passato è altrove. E proprio per questo, paga il prezzo emotivo del suo essere diversa in termine di disorientamento e solitudine. È una ragazza in fuga Melissa. Acquista un biglietto di sola andata e si allontana dalla terra che, dopo averle donato la vita, pare volersela riprendere. Cerca un futuro capace di accoglierla e di permetterle di allontanarsi da quella metà cupa di sé, che tuttavia la insegue, la tallona e non l’abbandona mai. Melissa P. qui dà vita a una sorta di diario onirico e viscerale, un lungo racconto in cui la fantasia si mescola alla realtà, le visioni si accavallano a ciò che di vero la sua vita racchiude. Si tratta di un esperimento coraggioso e a tratti toccante, che tuttavia risulta di difficile lettura, finendo per diventare a tratti fin troppo intimo e, proprio per questo, difficilmente comprensibile. La mancanza di una trama vera e propria e di un filo logico che ne delimiti i confini rischia di renderlo noioso al lettore che sia alla ricerca di una storia che vada oltre il flusso di coscienza. È apprezzabile però la scelta di alcune immagini che hanno in sé una certa liricità, e possono commuovere.