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L’ombra

L’ombra

Signorile. È questo l’aggettivo che più di ogni cosa l’ha colpita. Valentina non ne può più di vivere in quell’appartamento in città, senza un garage in cui mettere l’auto al rientro dal lavoro, senza ascensore che permetta loro di salire al quarto piano – magari carichi di sporte della spesa – senza affanno, e con i muri così sottili che le liti dei vicini sembra accadano nella camera accanto. Quando legge la sezione “Case e appartamenti” del Mercatino e incappa nell’annuncio in cui si parla di una villa di duecento ottanta metri quadrati, indipendente e signorile, appunto, le sembra di sognare. Già si immagina lì, in quell’abitazione, in una mattina d’estate, mentre il canto degli uccellini si insinua attraverso la finestra aperta e dalla piscina in giardino arrivano le risate argentine di Rebecca e Jasmine, le figlie che ancora non ha ma che già sono ben disegnate nella mente. Mentre lei e Flavio si recano all’appuntamento fissato per vedere la casa, Valentina realizza che si trovano a non più di venti minuti da Trieste, ma l’impressione è quella di trovarsi in un luogo magico, uno di quelli in cui i cerbiatti ti si avvicinano affinché tu possa accarezzarli. La casa si dimostra all’altezza delle aspettative, o addirittura meglio. La facciata è dipinta di bianco, il garage a lato dell’edificio principale può ospitare due automobili; ci sono quattro camere da letto, un soggiorno con il caminetto e una grande cucina affacciata sul giardino. Clara e Dario, i padroni di casa, sono cordiali e simpatici e le trattative procedono spedite. Il prezzo di vendita è esorbitante, pensa Valentina che già vede il suo sogno di quiete e serenità svanire; ma Flavio – neurochirurgo in carriera, con un buono stipendio e un piccolo gruzzolo da parte – la tranquillizza: se la casa è quella che lei desidera, Valentina l’avrà. Occorre più tempo del previsto per stabilircisi, ma dopo cinque mesi eccoli lì, nel loro nuovo e spazioso nido. C’è ancora qualche scatolone sparso per casa, mancano il biliardo, il flipper e l’angolo bar, ma Flavio ha rinunciato ai suoi capricci con piacere, non appena lui e Valentina hanno scoperto che presto saranno genitori...

Daniele Marassi, già autore di diversi racconti ma al suo esordio come romanziere, è stato protagonista, quando era molto piccolo, di un brutto incidente d’auto, di cui ricorda lo schianto, la madre sporca di sangue stesa su una barella e due occhi gialli a fendere il buio, forse i fari dell’ambulanza. Negli anni successivi associa quella luce sinistra allo sguardo di un mostro e ritiene che, a partire da quel momento, si sia sviluppata in lui la passione per l’horror. Passione che è ben espressa nella storia di Valentina – giovane donna piena di sogni, diventata moglie insoddisfatta e madre insofferente – e di Flavio, stimato neurochirurgo che muore in seguito a un incidente aereo. Valentina crolla e tutti i momenti cupi della sua esistenza riaffiorano in un attimo e la fanno precipitare in una crisi emotiva molto profonda. Ma, all’improvviso, Flavio ricompare. È incolume. L’incidente non si è verificato? Oppure è accaduto ma lui si è salvato? E chi è quell’ombra, quella presenza oscura che pare essere sempre a fianco dell’uomo e che, improvvisamente, è entrata di diritto nella casa e nella vita di Valentina? Un romanzo duro, dalle tinte cupe come un noir ma imperscrutabile come un horror. Una vicenda che sembra ora un sogno e ora un incubo e che vede al centro la figura ambivalente di Valentina, che condisce scampoli di realtà con omissioni e bugie e nei confronti della quale il lettore prova ora una tenerezza infinita, ora una rabbia incontenibile. È bravo Marassi a tenere le fila di un racconto pieno di pathos e di suspense, una storia in cui vite che mi muovono apparentemente parallele le une alle altre finiscono poi per convergere e intrecciarsi nel più imprevedibile dei finali. Una trama ben articolata, che affronta temi importanti: la paranoia, gli stati d’ansia, la malattia mentale, della quale Marassi sa parlare con la dovuta delicatezza. Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, preferibilmente tenendo le luci di casa accese.