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L’ombra del potere

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Chi può esserci dietro l’attentato nel suo garage? Carsten Jonsson, uomo d’affari di Londra che dopo una permanenza negli States ha deciso di trascorrere le ferie in Svezia dove è nato e cresciuto, non sa spiegarselo. In biblioteca, con un bicchiere del suo whisky preferito, il Dalmore, ringrazia il cielo che non sia successo nulla di grave. La sua automobile, è vero, è andata completamente distrutta, ma nessuno è rimasto ferito e la tata, Maria Svedin, si è ripresa in fretta dallo spavento. Secondo la compagnia assicurativa si è trattato di un guasto tecnico anomalo, quindi nessun colpevole, ma di certo lui qualche dubbio ce l’ha e soprattutto ne ha Maria, che ha sentito strani rumori in garage, con la luce che non si è accesa automaticamente all’apertura delle porte dell’ascensore interno e la precisa percezione della presenza di qualcuno. Carsten pensa al suo affare con i russi, ma in cuor suo spera che la sua compagnia assicurativa abbia ragione e che l’incendio si sia sviluppato davvero per un guasto e non per i suoi affari. D’altronde può permettersi di comprarsi un’auto nuova, magari di viziarsi con un modello sportivo, soprattutto grazie alle cifre sbalorditive che può guadagnare con il suo vecchio collega Anatolij Goldfarb, conosciuto a New York e tornato nella sua Mosca per lavorare con un gruppo di investimento che promette guadagni da capogiro. E da due anni anche Carsten si è lasciato coinvolgere, non perché si fidasse ciecamente del suo collega, ma perché conosce bene la sua avidità e la lungimiranza. Entra così negli investimenti relativi a una società tecnologica, intuizione geniale di giovani e brillanti ingegneri di software: un sistema di acquisto sicuro con il quale, dal cellulare, i pagamenti diventano effettivi solo alla consegna della merce...

Un arcipelago che induce a pensare alla tranquillità, alla beatitudine di una vacanza al mare... Eppure non è così per la famiglia Jonsson. Invidia? Diritti lesi? Soprusi? O affari illeciti? Certo Carsten non ispira proprio simpatia: ha tutto ciò che si possa desiderare, eppure non sa apprezzarlo, è arrogante e poco collaborativo, non piace alla polizia e nemmeno ai suoi vicini di casa, né ai colleghi, o a chi l’ha conosciuto da ragazzino. Più che collaborare o essere spaventato, il “venture capitalist”, come lo chiamano in modo poco lusinghiero, è preoccupato solo che le notizie che lo riguardano non arrivino alla stampa... Strano, quando si è vittima di attentati. Il thriller di Viveca Sten – da questa saga è stata tratta la serie televisiva Omicidi a Sandhamn - non risparmia nulla al lettore: incendi dolosi, cadaveri non identificati, vendette tardive, tradimenti, alcool e cocaina, soldi e potere che spesso danno alla testa. Al tempo stesso però, non prende alla gola il lettore, ancorandolo alla paura di voltare pagina, come ci capita sempre con la Sten, ma dà molto spazio a risvolti psicologici che ci accompagnano gradualmente a un finale terribile e, soprattutto, sorprendente. E si vive, ad esempio, tutto il travaglio di un uomo come Thomas Andreasson, una vita da investigatore, ma ora fortemente in crisi, al punto da farsi solleticare da proposte che gli permetteranno una vita molto più tranquilla, nella quale non dovrà più rinunciare alle sue ferie con la sua famiglia. Ma come sarebbero i libri della Sten senza i suoi personaggi chiave?