La mattina del 6 gennaio 1980 una pioggerella sottile bagna Palermo. L’Epifania quell’anno cade di domenica e in via della Libertà, una delle strade liberty più eleganti della città, il presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella si accinge ad andare a messa nella chiesa di San Francesco da Paola con la sua famiglia. Gli agenti della scorta non ci sono, congedati dal presidente affinché possano passare la giornata con le loro famiglie. Sono le 12.50, Mattarella è seduto al posto di guida della sua Fiat 132, hanno già preso posto in auto sua figlia Maria e la suocera Irma Chiazzese. Il figlio Bernardo sta chiudendo il cancello, la moglie Irma Chiazzese, prima di raggiungere l’auto, incrocia lo sguardo di un giovane con una giacca a vento azzurra che le taglia la strada in modo frettoloso. Non appena si siede accanto al marito si accorge che quella persona è armata di pistola e sta cercando di aprire lo sportello de guidatore senza riuscirci. Istanti di terrore, poi partono tre colpi in rapida successione che infrangono il finestrino e colpiscono Mattarella al torace, alla spalla e alla tempia. Il presidente si accascia sul grembo della moglie. Ancora rantolante, Piersanti venne preso in braccio da suo fratello Sergio, accorso sul luogo dell’agguato avvisato dal nipote, per essere condotto nell’ospedale di Villa Savoia, dove muore subito dopo. Quel momento rimane scolpito nella storia, immortalato da Letizia Battaglia. Gli occhi di ghiaccio di quel giovane Irma Chiazzese poi li ha riconosciuti nelle foto segnaletiche…

Miguel Gotor insegna all’Università di Roma «Tor Vergata». Si occupa di santi, eretici e inquisitori tra Cinque e Seicento, di storia italiana degli anni Settanta del Novecento e numerose sono le sue pubblicazioni. L’omicidio di Piersanti Mattarella ha per sottotitolo L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna 1979-1980. Questo già anticipa i complessi legami di queste vicende che nel saggio, frutto di circa un decennio di ricerche, verranno trattati. Gotor distingue chiaramente il metodo di indagine della magistratura - che deve stabilire le responsabilità penali degli autori di un assassino - e quello storiografico, che invece mira a rappresentare il contesto politico e culturale in cui un evento tragico è maturato ed è avvenuto. Il volume si apre con l’accurata ricostruzione delle dinamiche dell’assassinio, il sei gennaio 1980, di Piersanti Mattarella, fratello maggiore del Presidente della Repubblica Sergio. Le inchieste hanno stabilito l’identità dei mandanti mafiosi, ma non quella degli esecutori e dopo l’assoluzione, nel 1999, dei neofascisti Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, è ancora in corso un’inchiesta, iniziata nel 2018, per individuarli. Piersanti Mattarella era un politico popolare e carismatico. A quarantaquattro anni, era il Presidente della Regione siciliana e aveva avviato dal 1978 una politica di rinnovamento civile, una moralizzazione della vita pubblica: una regione dalle carte in regola, questa era la formula. Nel fare questo però, si scontrava frontalmente con Cosa Nostra, sia con la fazione dei corleonesi sia con quella cittadina palermitana di Bontade. Questo è uno dei motivi per cui venne ucciso, l’altro aspetto da considerare è che Mattarella era destinato ad un brillante futuro politico. Si prospettava per lui il ruolo di vicesegretario nazionale della Democrazia Cristiana ed era universalmente considerato l’erede di Moro, il delfino che aveva impugnato il testimone, anche per la Sicilia, di quella esperienza politica del compromesso storico che era stata tragicamente distrutta con il rapimento e l’uccisione del Presidente della DC nel 1978. La politica ha sempre fatto parte della famiglia Mattarella: il padre Bernardo, anche lui esponente della DC siciliana, è stato più volte ministro. Piersanti però rompe il patto non dichiarato tra la tra la Democrazia Cristiana e la mafia. Per questo l’omicidio di Piersanti Mattarella non si può ridurre solo ad una questione di mafia. Il giorno successivo all’agguato Leonardo Sciascia in un editoriale sul “Corriere della Sera” osserva che la mafia non è abituata a uccidere in presenza dei familiari della vittima; quindi, l’agguato a suo parere ha una matrice terroristica. Gotor illustra che in Parlamento esiste una relazione logistica e strutturale tra mafia e neofascismo, che si origina a partire da Portella della Ginestra. Il magistrato Falcone utilizzò una categoria per spiegare questa relazione, quella degli ibridi connubi, aggiungendo anche il ruolo della massoneria occulta, particolarmente viva e presente in Sicilia. Un dato semplice: la cosiddetta Loggia dei 300, attiva in Sicilia, aveva come capo Bontade, che a sua volta era il capo di Cosa Nostra. In un passaggio del libro Miguel Gotor dice, a proposito delle classi dirigenti, che c’è una tendenza perdurante del potere italiano all’auto-organizzazione in centri di influenza occulti. I servizi (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, SISR), hanno un’area di azione che quasi sempre sfugge all’occhio del cittadino comune, ma, in quegli anni, ci fu un intreccio potente che serviva ad arginare il comunismo, agendo in silenzio, ma in modo molto influente. L’autore aggiunge anche che il comunismo è stato anche un grande alibi per pezzi di classi dirigenti italiane: il delitto Mattarella, la strage di Ustica, quella di Bologna sono il frutto e il prodotto di un contesto che è la guerra fredda. C’è infatti un capitolo dedicato alla politica americana in Italia tra il 1979 e 1980 e le tensioni che ci furono tra i democratici di allora. Il detonatore è la decisione nel 1979 di installare dei missili nucleari Cruise proprio in Sicilia, a Comiso. Questa decisione apre una destabilizzazione del fronte mediterraneo della NATO e in questo contesto si scrive, secondo l’autore, il delitto Mattarella. Sergio Mattarella, nel lontano 1993 rilasciò una intervista e sostenne che per risalire ai mandanti della uccisione di suo fratello fosse necessario tenere presente il contesto internazionale della guerra fredda. L’omicidio di Piersanti Mattarella di Miguel Gotor è una storia italiana, un viaggio nella foresta del potere nazionale e internazionale ed è sicuramente un libro molto importante per conoscere la storia contemporanea del nostro Paese.