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Lontananza

lontananza

Sono passati trent’anni da quando Johanna ha lasciato la sua famiglia e il marito per seguire un artista, il suo maestro, Mark, negli Stati Uniti. Trent’anni di lontananza, di brevi messaggi di rimprovero e accusa, di freddi auguri di buon Natale e buon anno, di contatti sempre più sporadici, interrottisi definitivamente con l’esposizione in città di Figlia e madre 1 e 2 - scandalosi agli occhi della famiglia - e poi con la morte del padre, al cui funerale Johanna non si è presentata. Ora lei è di nuovo in Norvegia, in città, la sua città. Ha bevuto un paio di bicchieri di vino, quando un impulso improvviso, non ragionato e che proviene dalla sua interiorità più profonda la spinge a telefonare alla madre e a infrangere così un divieto che aveva imposto a sé stessa e che le era stato imposto. Non riceve risposta, la sua chiamata viene rifiutata. Cosa si aspettava? Che la madre e la sorella vogliano avere ancora contatti con lei, dopo che ha disonorato la famiglia in pubblico con quei suoi quadri scandalosi ed è mancata al funerale di papà? A ripensarci si vergogna di aver provato a telefonare alla mamma, non avrebbe avuto nulla da dirle. Ma davvero la madre non vuole più avere contatti con la figlia? È riuscita realmente a cancellarla dal proprio cuore? E davvero Johanna si è liberata del peso emotivo provocato dal suo rapporto con la madre?

Sviscerando il proprio rapporto con la famiglia, in particolare con la madre, Johanna riesce finalmente a risolvere il puzzle della propria vita e a coprire quei buchi del suo passato rimasti scoperti, arrivando a liberarsi, anche violentemente, del fardello della figura materna. Stati emotivi e azioni presenti si intrecciano a episodi e sensazioni dell’infanzia e dell’adolescenza, in un’analisi introspettiva sempre più profonda e viscerale. Dopo Eredità, Vigdis Hjorth ci regala questo coinvolgente romanzo psicologico, in cui l’andamento linguistico molto ritmico, composto anche di pieni e vuoti visivi, crea un crescendo costante che tiene il lettore incollato alla pagina. Forte è l’impronta che l’opera lascia in chi la legge, perché vicine a molti di noi sono le dinamiche familiari analizzate e travolgente è la sequenza degli eventi. Quello che all’inizio può sembrare un semplice gesto di ribellione e di ricerca della libertà amorosa e professionale si rivela un atto necessario alla sopravvivenza stessa di Johanna, cresciuta in una famiglia austera poco incline a lasciare spazio all’emotività dei suoi componenti. A soffrire di più dell’autoritarismo del padre, della mancanza di dialogo e della negazione della spontaneità sono proprio Johanna e sua madre, una bellissima donna dai capelli rossi che ha la colpa di aver contagiato con il proprio senso di inadeguatezza e la propria afflizione la figlia, nella quale si specchia e che forse per questo teme. Entrambe vivono ingabbiate e costrette, ma mentre una proverà a liberarsi fuggendo, all’altra non rimarrà che rifugiarsi nella convenzionalità dei rapporti sociali e affidare la propria incolumità alla sicurezza che le buone maniere trasmettono.