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L’ora del destino

oradestino

Inverno, 1802. Jane Austen è senza dimora. Raggiunge Manydown dopo aver vissuto come ospite, sballottata da un parente all’altro. Siede al “posto più umile della tavola” recitando il ruolo della vecchia zitella. Donna nubile, senza un soldo, “per nulla graziosa” come la definisce una sua cugina più grande. Ha venticinque anni quando i suoi genitori lasciano la casa. Le possibilità di ricevere una proposta di matrimonio diminuiscono drasticamente. Eppure, l’anno successivo, riceve la proposta da un ottimo partito. Sarebbe diventata ricca. Ora si sarebbe seduta, in qualità di padrona, al primo posto della tavola. “Allora sì”, questa è la sua risposta istintiva. Jane Austen però, sola con i suoi pensieri nel silenzio della notte, scopre che non può farlo... Luglio 1822, Italia, Golfo di La Spezia. Mary è vulnerabile. Il suo amato è probabilmente disperso in mare e lei si sente spaesata proprio come la ragazzina che, a sedici anni, decise di fuggire con Percy Bysshe Shelley. Lei sapeva poco sulla vita e sull’amore. Lui, poeta ventunenne già sposato, sembrava al contrario sapere tutto. Mary Shelley è figlia di scrittori progressisti che influenzano le sue credenze. È coraggiosa come la madre che non ha mai conosciuto, desiderosa di aprire la mente alle passioni, di seguire l’uomo che ama. Diviene però una reietta per la società, allontanata dal padre, bersaglio di offese pubbliche… Maggio 1431. Il cimitero fuori dalla cattedrale di Rouen è gremito. Giovanna D’Arco, a soli diciannove anni, si trova incatenata. La pulzella d’Orléans, abbandonata da Chiesa e Stato, è accusata di eresia e attende di essere bruciata al rogo. Sono attimi concitati. Giovanna, inaspettatamente, dinanzi al fuoco implora di avere salva la vita. Rinnega le Sante che sembrano averla abbandonata. Dopo l’abiura torna nella prigione di guerra dove i suoi carcerieri, con l’inganno e la cattiveria, la inducono ad indossare i pantaloni che aveva rinnegato in segno di resa. Il 30 maggio 1431, Giovanna D’Arco viene dichiarata eretica recidiva, condannata a bruciare viva.

Victoria Shorr, scrittrice ed attivista politica, con L'ora del destino compie un meticoloso studio biografico. Analizza accuratamente i profili intimi ed inediti, coraggiosi e vulnerabili, di tre donne straordinarie che, in epoche diverse, hanno rivoluzionato usanze e tradizioni. Dove vige come norma la sottomissione femminile, Jane Austen, Mary Shelley e Giovanna D’Arco affrontano con audacia il rintocco della mezzanotte, che l’autrice definisce poeticamente come il momento della verità, quando la vita si palesa davanti ai nostri occhi. A volte possiamo scegliere, altre volte possiamo solo accettare il nostro destino affrontandolo con coraggio. Jane Austen rifiuta una proposta di matrimonio che le avrebbe offerto prestigio e ricchezza. Crea per i suoi personaggi un mondo in cui vi è riparazione ai torti subiti, dove audacia ed intelligenza non sono virtù secondarie. Ha confidato nel lavoro che l’ha resa economicamente indipendente. Quante donne dell’epoca l’avrebbero fatto? Mary Shelley, autrice di Frankenstein, sceglie l’amore. Sfida le usanze socio-culturali dell’epoca per inseguire la propria felicità, vuole godere della primavera dell’esistenza. Vivere la vita che ha scelto però non la protegge dai grandi dolori. Eppure, persino nell’abisso più profondo può ancora decidere se piangere o scrivere, maturando una profonda consapevolezza del proprio percorso di vita. Giovanna d’Arco sceglie di rispondere alla chiamata divina, di indossare l’armatura e compiere il suo destino: salvare la Francia. Acclamata da tutti, conosce prima la gloria e poi la sconfitta. L’abiura coincide con un profondo conflitto interiore. Perde la propria identità e diviene la “ragazza X”, sottomessa ed impaurita. Toccando il fondo raggiunge nuove consapevolezze. Bruciare viva ora rappresenta una scelta eroica poiché è consapevole. Tre donne valorose, un esempio per le giovani ragazze moderne che non dovrebbero mai dimenticare di esprimere la propria individualità. Ciò significa affrontare la paura, sostare nell’incertezza e liberarsi di arcaici retaggi culturali. Significa essere liberi di poter continuare a scegliere ogni giorno la versione più autentica di noi stessi. “Quel momento è sempre mezzanotte, anche se il sole è alto nel cielo”.