Salta al contenuto principale

L’Ora del male

loradelmale

È vero, Sali Kamati ha sparato. Ha ucciso, anche. Per vendetta. Per mettere fine al disonore che il fratello aveva portato in famiglia. Ma non tutto è come quello che racconta la sua canzone. Se ne vola in giro di bocca in bocca, rovinando la sua reputazione. Quegli uccelli del malaugurio, pure, non lo lasciano un secondo; si muovono con lui ovunque egli vada. E poi da quando sua moglie Dirija ha fatto venire in casa la giovane Tusha, quella sua nipote lontana così bella e delicata, acerba ma quasi in età da marito… Da quando è arrivata Tusha, il sangue di Sali Kamati non è più lo stesso, ribolle come dentro un calderone al fuoco, gorgoglia fresco come acqua appena uscita dalla fonte. Tusha che gioca nella palude, Tusha che rifiuta ogni pretendente, Tusha che solo accanto alle braccia forti, villose e mature di quel suo zio acquisito si sente protetta e sicura. E dato che la canzone continua a camminare per le strade diffondendo menzogne, che parlino pure, gente che non ha altro da fare che pensare alla vita degli altri, che abbiano pure in pasto il loro osso appestato da sbranare: Sali Kamati ha deciso, prenderà in sposa Tusha, sì, la nipote di sua moglie. Sì, lui vecchio, lei fanciulla. Che dicano quel che vogliono. Non dice forse il Corano che si può fare così? Anche se i costumi fra queste montagne indicano altrimenti, non è forse quello il libro a cui bisogna guardare come a una guida? L’Ora, la strega bifronte, la sibilla che veglia la fonte nel cuore della montagna, la pensa come Sali Kamati. Che il sortilegio malefico colga le malelingue, mandi alla malora il paese. Sali Kamati deve seguire il suo cuore…

L’Ora del titolo di questo romanzo non è una indicazione di tempo, ma il nome della creatura mitologica albanese che abita le valli e le montagne. Le Ore sono presenti dappertutto in Albania. Dispettose, vendicative, magiche. Tutti le temono, ciascuno ne rispetta i comandamenti non scritti. Il motore simbolico di questo primo libro di Tom Kuka tradotto in italiano sta nella magia pagana, sincretica, che emerge dalle sue terre. Più di ogni religione ufficiale – Islam, Cristianesimo – sono il sincretismo millenario e l’epica delle canzoni a indirizzare la vita dei protagonisti. Sali Kamati è un uomo d’altri tempi, del suo tempo. Possiede terre che fruttano bene, è grande e grosso, va in giro con la fustanella e il fucile, si fa rispettare. Quando però decide di prendere in sposa la giovanissima Tusha, il villaggio gli volta le spalle. A lui non importa. Tanto più che l’Ora si schiera con lui e manda alla malora (mal Ora…) tutti gli altri. La narrazione di Kuka ci porta a ragionare sui temi dell’etica e dell’epica, sullo scontro fra aspirazione individuale e logica della comunità, sul valore della reputazione e soprattutto, dell’amore cieco e irresistibile. Lo fa attraverso stilemi che ricordano il realismo magico, a patto che in questo stile includiamo tutta la grande letteratura che ha saputo includere la magia nella realtà. Questa prima traduzione ha già destato un considerevole interesse presso il pubblico italiano, ma nel frattempo Kuka ha fatto di più. Con il suo ultimo romanzo, Flama, – in arrivo in Italia a primavera, sempre per Besa – ha vinto il Premio dell’Unione Europea per la letteratura del 2021. Si tratta dunque di un autore di cui continueremo a sentir parlare.