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L’orchestra rubata di Hitler

L’orchestra rubata di Hitler

Berlino, novembre 1942. Elsa ha ventiquattro anni e nella sua vita non ha mai fatto nulla con lentezza. Si è diplomata al Conservatorio di Berlino - ed è stata la prima della classe - in tempi piuttosto rapidi. Ha iniziato a suonare e a insegnare quando ancora le sue coetanee seguivano lezioni. Il suo sogno più grande è sempre stato quello di suonare il violino fino a quando, due anni prima, ad un ricevimento presso la sua proprietà di campagna, il padre ha invitato il professor Heinrich, insegnante di Musicologia. L’uomo, parecchio più grande di lei, è inizialmente parso indifferente alle armi di seduzione immediatamente sfoggiate da Elsa, da sempre abituata a sedurre in fretta ogni sua preda. Elsa è bella, ha una figura longilinea, bellissimi e lunghi capelli rossi. Prima di quell’incontro non le era mai capitato di fallire con un uomo; ha quindi iniziato a corteggiare Heinrich davanti a tutti e senza pudore e l’uomo ha impiegato parecchio tempo prima di cedere. Nel frattempo, quel che per lei era inizialmente solo un gioco ha assunto un valore diverso e quell’uomo, così diverso rispetto ai suoi precedenti spasimanti, è diventato l’unica persona che Elsa avrebbe voluto sposare. E infatti ora sono sposati da due anni e vivono un’intensa passione che pare non avere alcuna intenzione di smorzarsi. Ogni tanto, tuttavia, accade che Heinrich riceva una telefonata e, per lavoro, debba allontanarsi dall’adorata giovane moglie. L’uomo è molto fiero di lavorare per la squadra speciale del comandante Rosenberg - probabilmente il suo è un compito importante, che lo mette in luce addirittura davanti allo stesso Adolf Hitler - ma, quando si tratta di spiegare alla moglie in cosa consista esattamente il suo lavoro, diventa sfuggente e vago e ripete alla donna, parecchio curiosa, che non può rivelarle assolutamente nulla...

Le note vibranti di un violino parlano di amicizia e solitudine, di guerra e razzismo, di morte e speranza. Rappresentano l’unico suono al quale aggrapparsi con tutte le forze per cercare di non soccombere, esattamente come accade alle due protagoniste del romanzo di Silvia Montemurro - classe 1987, di Chiavenna - che vivono di musica e per la musica e riescono ad entrare in simbiosi, pur non conoscendosi, unite da un filo sottile come una corda di violino, appunto, un violino estremamente prezioso come può essere un Guarnieri del Gesù. Partendo da un fatto storico realmente accaduto e, purtroppo, poco noto - l’istituzione da parte di Hitler della Sonderstab Musik, l’unità speciale delle SS incaricata di depredare le collezioni musicali nei paesi occupati. Nel corso della Seconda guerra mondiale i tedeschi hanno sottratto, tra le altre cose, dozzine di preziosi violini, inclusi Stradivari, Guarnieri ed Amati, prelevandoli dalle case dei musicisti che abbandonavano la Germania o erano deportati nei campi di concentramento - la Montemurro offre al lettore il ritratto di Berlino negli anni del secondo conflitto mondiale e, soprattutto, la storia di due donne capaci di lottare contro le ingiustizie e di credere nel valore potentissimo dell’amicizia. Due donne profondamente diverse - una, abituata a soffocare ogni emozione, non si rispecchia più nel ruolo che è stata chiamata a ricoprire (quello di moglie giudiziosa e silenziosa di un ufficiale delle SS); l’altra, ingenua e sognatrice, destinata a toccare con mano le brutture della guerra – unite dal grande amore e rispetto per la musica, grazie alla quale riescono a sentirsi davvero vive. E sarà proprio la musica - linguaggio universale capace di toccare le corde più profonde dell’animo - a permettere a ciascuna delle due protagoniste di riscattarsi, di non soccombere e di riscrivere il loro destino, anche amaro, è vero, ma liberato dalle catene delle imposizioni di un regime disumano e inaccettabile. E sarà un destino che si fonde con l’armonia delle note e celebra le emozioni, quelle vere, che vanno oltre ogni discriminazione e non conoscono limiti.