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L’ordine delle cose

L’ordine delle cose

Non si preoccupa neppure di darsi una ripulita, Guido, prima di scendere al bar della Rita per bere un caffè corretto. D’altra parte, non è che abbia una gran reputazione da difendere: per tutti è il francese, quello strano, quello tornato a vivere in un paese che conta sì e no cento anime, dopo oltre vent’anni trascorsi a Parigi. In quella località sperduta sulle Prealpi piemontesi ci sono, oltre alle cento anime scarse, un bar, un piccolo negozio di alimentari e un sontuoso cimitero che di sera ha più luci accese dell’intero paese. L’inverno si sta avvicinando e tra poco tempo, per almeno un paio di mesi, neppure un raggio di sole potrà scavalcare le cime delle montagne su quel lato della valle. Occorrerà attendere il mese di gennaio per tornare a vedere un timido raggio sbucare dalle creste imbiancate e si finirà per festeggiarlo in ogni casa con un bel piatto di risotto. Sta sorseggiando il suo secondo caffè con la grappa - deve digerire il fatto di non essere riuscito ad avere la meglio nei confronti di una rosa rampicante che lo ha impegnato in una strenua lotta, dalla quale è uscito sconfitto e pieno di graffi - quando la porta del bar si apre e, insieme con una ventata d’aria fredda, qualcuno entra e si posiziona alle sue spalle. È il commissario: Guido ha già avuto a che fare con lui un anno prima quando, per una serie di circostanze fortuite, ha ritrovato il cadavere di una ragazza in un giardino. Grazie alle sue conoscenze botaniche - non per nulla è un bravissimo giardiniere - ha potuto dare una mano al funzionario di Polizia per giungere in breve tempo alla soluzione del caso, perché di omicidio si trattava. E ora quell’uomo di origine siciliana, che mal si adatta al clima della località in cui è stato trasferito, ha di nuovo bisogno di lui e delle sue competenze: una giovane donna è stata trovata, ammazzata, in un parco pubblico e, nella tasca del suo cappotto, sono stati trovati dei semi, uno diverso dall’altro. Guido dovrebbe aiutarlo a capire di cosa si tratti...

Un giardiniere di professione e investigatore dilettante, dotato di un fiuto notevole e di sensi acutissimi che gli consentono di individuare gli indizi, magari più inconsueti ma fondamentali, per venire a capo di una matassa intricata e apparentemente impossibile da sbrogliare. Una valle assonnata e impervia, per raggiungere la quale occorre salire, un tornante via l’altro, tra castagneti e faggeti, fino ad arrivare a poche case abbarbicate ai fianchi della montagna, tra gente schiva e generosa, gentile e appartata. Un commissario figlio di un Sud fatto di sole e calore, schiamazzi e fisicità, che fatica a relazionarsi con una realtà avvolta dalla nebbia e dal silenzio, tra giardini curati e case che raccontano un passato ormai lontano. Questi gli ingredienti principali di cui Linda Tugnoli - autrice e regista di documentari che vive tra Roma e la campagna sabina, dove abita in un casale nel quale può dare libero sfogo alla sua passione: il giardinaggio - si serve per raccontare la seconda avventura del giardiniere Guido, personaggio singolare e azzeccatissimo. Guido è figlio della sua terra e, com’essa, custodisce ricordi e segreti e li tiene ben riposti nel fondo del suo cuore, preferendo occupare il suo tempo in progetti per rendere più belli i giardini che cura o in strenue lotte contro agenti infestanti o fiori un po’ troppo esuberanti. Una vita semplice, quindi, a contatto diretto con le bellezze di una valle che pare dipinta e che regala odori, suoni e colori che richiamano un mondo incantato. Ma, quando in città una donna viene uccisa ed il commissario incaricato per le indagini si rivolge a Guido per una consulenza botanica che potrebbe aiutare a far luce su quanto accaduto, ecco che il magico equilibrio si rompe e il giardiniere, sempre più coinvolto, riesce ad attingere alle proprie competenze e alle proprie intuizioni per fare luce su una situazione decisamente complessa. Originale il protagonista; vincente l’idea di ambientare la storia in un passato prossimo, gli anni Ottanta del Novecento, in cui ci si può ancora permettere di perdersi - in senso reale e metaforico - tra i boschi, senza l’urgenza di essere perennemente online; meraviglioso il paesaggio che fa da sfondo - ma sa imporsi come se si trattasse di un ospite d’onore - al giallo, che diventa pretesto per raccontare luoghi che, come trapela da ogni pagina, sono marchiati a fuoco nel cuore dell’autrice.