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L’ordine imperfetto

L’ordine imperfetto

Ancora una volta la commissaria Valeria Bardi arriva in ufficio in ritardo. Le dieci sono passate da un pezzo e c’è un’enorme mole di lavoro che la attende. Valeria ne è ben consapevole, ma – forse a causa dell’età, i cinquanta sono davvero poco lontani – la notte fatica ad addormentarsi e al mattino non mette la sveglia. Risultato: si alza tardi, anche perché, per essere efficiente e lucida come il suo lavoro le impone, ha la necessità di riposare un certo numero di ore. Alta, seni e fianchi grossi, un po’ arrotondata rispetto a quando era giovane, Valeria è una bella donna, una di quelle belle simpatiche, senza la necessità di atteggiarsi in pose da vamp. Apre la finestra dell’ufficio, annaffia il narciso che tiene sul davanzale e comincia ad occuparsi dei dossier che occupano la sua scrivania e, in forma digitale, il suo pc. Strano che il suo vice, l’ispettore capo Manuele Belgrandi, non l’abbia ancora raggiunta. Ci tiene molto a farle notare i suoi ritardi ma, soprattutto, ama chiacchierare con lei e pretendere di corteggiarla, anche se in realtà non ha mai nascosto di coltivare una frequentazione di lunga data con una prostituta in pensione. Valeria e Manuele lavorano bene insieme e insieme si recano nella villa del viale dei Colli – un percorso verde creato a metà Ottocento, per Firenze capitale, dall’architetto Poggi – in cui è stato ucciso, con ogni probabilità per un trauma alla testa da corpo contundente, un ricco e potente imprenditore edile, tale Alfonso Nassi. Il cadavere è a terra, la schiena verso l’ingresso, vicino a un mobile aperto in cui si trovano bottiglie e bicchieri. Nessun segno di colluttazione e nessun segno di effrazione. Alfonso Nassi – una figlia di tredici anni – si è separato da poco e la ex moglie e la figlia vivono temporaneamente a casa di due amici della donna…

L’omicidio di un uomo che pare al di sopra di ogni sospetto e che invece si rivela, a un più approfondito controllo, violento e subdolo. Una commissaria infaticabile, un vero segugio che, al pari di una scrupolosa casalinga che stana la polvere in ogni punto della casa, cerca di far pulizia negli angoli più sudici della sua città, Firenze. Maria Letizia Grossi – scrittrice di origini campane ma residente a Firenze, dove si è laureata in Storia medievale ed ha insegnato nelle Scuole Superiori per vent’anni – offre al lettore un nuovo personaggio seriale estremamente interessante. Valeria Bardi – la commissaria – è una piacente donna di mezza età, non più filiforme come un tempo, poco mattiniera e amante del buon cibo. Considerata la miglior profiler del centro Italia, combatte tra le mura di casa con le sue insicurezze – un rapporto complicato con una figlia ventenne e un divorzio alle spalle – ma sa essere estremamente lucida e intuitiva sul lavoro, riuscendo a dirigere la Squadra Mobile di Firenze in maniera egregia. Anche quando è chiamata a risolvere un caso di omicidio piuttosto complesso – troppi indiziati, ma nessuna prova incontrovertibile per incastrare il vero colpevole – Valeria riesce a muoversi tra invidie, tradimenti veri o presunti, matrimoni falliti e speculazioni edilizie, fino a venire capo di una situazione parecchio ingarbugliata. Zigzagando con sicurezza tra cantieri e night club di Firenze e dintorni e servendosi di una prosa elegante, curata e a tratti ironica, la Grossi racconta le varie fasi di un’indagine poliziesca e l’enorme lavoro di squadra che sta dietro la soluzione di ogni caso; mostra l’umanità, la fragilità e l’acume della protagonista del suo romanzo e invoglia il lettore a seguirne i ragionamenti e i guizzi intuitivi. Un giallo ben costruito; un promettente inizio di serie; una lettura cui sarebbe bene dedicarsi, dal momento che è ambientata a Firenze, mentre si gustano cantucci intinti nel vin santo.