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L’origine del mio mondo – Madre mia

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1 gennaio 1923. A vent’anni dal primogenito, a Cellino San Marco, provincia di Brindisi, nasce Jolanda, quinta figlia di Alfonso Ottino, trentanove anni, e Genoveffa, trentasei. Alfonso è originario del “Capo”, ovvero il basso Salento, come molti degli stagionali che salgono, su mezzi di fortuna come vecchie biciclette mezze rotte, nel periodo della raccolta dell’uva, verso posti che offrono lavoro, come appunto Cellino, “un pugno di case seminate tra il verde degli uliveti e delle vigne”. Alfonso a Cellino sceglie di rimanerci, incontra Genoveffa Ruggero e la sposa. Anche suo fratello Pietro non è tornato nel Salento e ha sposato Adelina, la sorella di Genoveffa. Nonno Alfonso Albano lo ha conosciuto bene e lo ricorda dolce, molto silenzioso e gran lavoratore, una caramella sempre nella tasca, da regalare o da tenere in bocca per contrastare l’odore del tabacco. Nonna Genoveffa no, lei non l’ha conosciuta perché muore poco più di un anno dopo la nascita di Jolanda per una appendicite. Con una figlia piccola, Alfonso decide di risposarsi e lo fa con Pasqualina, sorella della sua defunta moglie. Lei però non si cura troppo di quei figli-nipoti, soprattutto dopo la nascita di suo figlio Aldo. Se i fratelli più grandi di Jolanda sono più indipendenti, la piccola soffre molto questa mancanza di amore e attenzioni ed è così che a sostituire sua madre è Vincenza, la sua sorella più grande. Mamma Jolanda non parla mai di quei tempi dolorosi ma ha raccontato ad Albano che è stata proprio Vincenza ad insegnarle a cucinare, e Jolanda cucina davvero benissimo. “Questo gesto del tramandare la sapienza delle pietanze illustra molto bene il ruolo della zia Vincenza. Fu in tutto e per tutto la mamma di Jolanda”. Dal padre Alfonso la ragazza ha ereditato, invece, il carattere forte e indipendente, l’indole riservata e di poche parole e la dedizione assoluta al lavoro. In realtà, lei ha anche tanta voglia di imparare e infatti – cosa rara per l’epoca – frequenta tutte le classi elementari fino alla quinta, in quella scuola che era sparsa nelle case del paese dove i bambini erano divisi in gruppi per età. Jolanda è brava e vorrebbe continuare con gli studi ma Pasqualina non è d’accordo: solo uno dei figli può studiare, gli altri sono braccia indispensabili in campagna, e quell’uno dev’essere Aldo. Per una volta, Alfonso si fa sentire e decide che a scuola non ci andrà nessuno. Allora la ragazza comincia a frequentare la bottega del sarto, come le sue sorelle. È lungo quella strada, tra casa e bottega, che un giorno la nota un ragazzo alto “dagli occhi di poeta”, Carmelo Carrisi…

Può essere anni luce lontano dai propri gusti musicali, può non risultare (forse) particolarmente simpatico, si può essere per nulla interessati alle vite dei vip ma ci sarebbe da scommettere che a non conoscere Albano Carrisi non ci sia praticamente nessuno. Dopo una autobiografia – anche questa insieme a Roberto Allegri, giornalista e scrittore, autore di una quarantina di libri – il cantante pugliese, celebre in tutto il mondo, decide di scrivere questo omaggio in vita alla sua amata madre Jolanda, scomparsa successivamente nel dicembre 2019. In una intervista a “La Stampa” ha spiegato, “Sono stato un figlio ribelle, questa è una specie di risarcimento per una donna che nella sua storia ha sempre mostrato coraggio, una tempra unica. Ho avuto la possibilità di avere successo, lo utilizzo per parlare di lei”. Si potrebbe commentare: nulla da eccepire. Nel racconto appassionato di questo figlio – ribelle perché non ha fatto l’insegnante (“il famoso posto fisso”) come sua madre avrebbe desiderato che pure non è stato ostacolato nelle sue ambizioni artistiche da due genitori contadini ma generosi e rispettosi – emerge la figura di questa donna titanica nella sua granitica risolutezza e nel coraggio di affrontare le dure prove della vita, una piccola donna che Albano ricorda di aver sempre sentito cantare mentre lavorava in campagna. Si capisce, dunque, da chi Carrisi abbia ereditato il carattere notoriamente deciso e volitivo. Nata subito dopo la fine della Prima guerra mondiale, in un mondo contadino oggi praticamente scomparso, rimasta orfana di madre con una matrigna amorevole soltanto col proprio figlio, Jolanda si ribella alla regola, diffusa al sud, di dover aspettare che tutte le sorelle maggiori fossero sposate. E così fugge con l’uomo col quale avrebbe condiviso il suo futuro, l’unico modo per averla vinta. Ma poi arriva ancora la guerra, il fronte in Albania e in Grecia, la prigionia di Carmelo, ancora la povertà estrema. Angosce e sofferenze affrontate con silenzio e dignità, compreso il grande dolore per la scomparsa di Ylenia, primogenita di Albano. Morta all’età di novantasei anni, questa piccola donna è stata colonna, sostegno e ispirazione per la sua famiglia, di cui è stata a capo ufficialmente (ma probabilmente era così anche prima) dalla morte di don Carmelo nel 2005. I due hanno girato il mondo durante le lunghe tournée di quel figlio adorato, che dedica questo libro a sua madre come un atto d’amore, così come una dichiarazione d’amore suona il titolo. “È questa la sua storia vista coi miei occhi”. Una storia semplice, d’altri tempi, il racconto di un nucleo familiare che, in fondo, è quello della classica famiglia italiana ma di un’altra generazione, una piccola storia del sud inserita nella Storia d’Italia. Da questa lettura, semplice e scorrevole, molti fan del cantante pugliese si sono detti emozionati, proprio per l’amore forte sconfinato e ammirato che Albano mostra nei confronti di sua madre ma anche, immancabilmente, verso la sua terra dai colori “accesi, prepotenti” e dalle storie antiche e misteriose. Qualche anno dopo, Mediaset ha anche realizzato e mandato in onda una docufiction omonima, tratta da questo libro, animata dalle stesse emozioni.