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L’orizzonte degli eventi

L’orizzonte degli eventi

Lo zingaro che gli appare in sogno ha gli occhi azzurri. Subito si rivela per quel che è: un affabulatore, un chiacchierone, e in sostanza un essere al di fuori della società e di ogni norma. Che sia reale o che sia immaginario non importa. Del resto, se anche fosse immaginario, lo zingaro dagli occhi azzurri sa un mare di cose: il suo chiacchierare non è certo cosa da poco. Il suo sproloquiare ininterrotto è tale da render secondario persino l’io stesso a cui si rivolge, e scatena dibattiti, scontri, scherzi e baruffe. Intanto ha inizio la pandemia, e perciò l’io, chiuso come tutti in casa, non può fare altro che guardare la televisione, ascoltare gli inviati dell’OMS aventi lo scopo di scoprire cosa abbia scatenato il Morbo, e poi sorprendersi di quando il Canale di Suez viene bloccato da una gigantesca nave postasi inavvertitamente di traverso, una nave i cui occupanti decidono di creare una comune, di farsi tzigani del mondo anch’essi; e poi l’io può ora meditare con sgomento sulla prima foto di un buco nero, quell’orrido gorgo interstellare al cui interno tutta la realtà si dissolve e muore di senso, e anche sull’incendio di Notre Dame che pare preannunciare gli oscuri movimenti ormai definitivamente in atto nel mondo; e mentre l’io, chiuso appunto in casa, medita, c’è sempre e soltanto lui, lo zingaro dagli occhi azzurri, che parla, e parla, e parla...

Quando nel 2020 ebbe inizio la pandemia di COVID-19 molti si domandarono quale tipo di letteratura sarebbe potuta spuntar fuori da un simile evento. Subito furono prodotti pamphlet, saggi e romanzetti di vario genere che cercavano di spiegare tutto e il contrario di tutto (con risultati, possiamo dirlo a posteriori, assai magri). Vittorio Giacopini, invece, ha saggiamente atteso, così da far maturare la propria opera. Questo suo nuovo romanzo non guarda infatti in alcun modo alle facili trame o ai dibattiti politici, e al tempo stesso li pone in primo piano, seppur in modo metaletterario. Ad esempio, la ricerca delle cause prime del “Morbo”, uno dei temi portanti del testo, diventa una sorta di metafora, di rappresentazione dell’eterna ricerca della “Causa Prima” del tutto, ma ciò viene al contempo trasposto in un modo palesemente “buffo” e paradossale. Pagina dopo pagina, diviene infatti sempre più evidente che l’essere umano è del tutto incapace di produrre risposte soddisfacenti, e che gli unici che forse conoscono davvero il fine ultimo e il principio primo delle cose sono coloro che a priori si tirano fuori dall’umanità: gli zingari di ogni tempo e di ogni luogo. Zingari dunque nel senso originale e pieno del termine: i viaggiatori, i disadattati, i freaks. E in tutto questo Giacopini rivela anche uno stile e una lingua che non scendono mai a compromessi, e che si pongono un unico obiettivo (che poi in realtà sono due): la bellezza poetica e lo spessore filosofico. Finalmente, dunque, possiamo dire che la pandemia ha contribuito a produrre anche buona letteratura.