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Loro fanno l’amore (e io m’incazzo)

Loro fanno l’amore (e io m’incazzo)

Marina, due cani e tre figli, è intenta ad apparecchiare la tavola per la cena. Non immagina che quella sarà una sera che ricorderà per tutta la vita: la sera durante la quale scoprirà che una mamma può considerarsi moderna quanto vuole, ma non sarà mai pronta ad accettare il fatto che uno dei suoi figli sia pronto al grande passo, quello di fare l’amore per la prima volta. Soprattutto se la prima volta è quella di tua figlia e per giunta con un tipo dell’Alabama conosciuto su Skype! A Sofia, la sua secondogenita, Marina ha spiegato tutto (o quasi): il sesso è una attività che piace – piace molto – ma proprio per questo vanno prese le dovute precauzioni se non si vogliono gravidanze indesiderate o malattie; bisogna farlo solo quando ci si sente pronti e, regola più importante di tutte, non bisogna mai sentirsi obbligati a fare qualcosa che non si vuole fare. E poi per qualunque cosa, c’è lei, la mamma. Certo, c’è già rimasta un po’ male dopo aver scoperto – quasi per caso – che Sofia ha già avuto la prima mestruazione e non si è confidata con lei, ma sicuramente non capiterà con la fatidica “prima volta”: la formula “mamma-amica” dovrebbe funzionare, in situazioni come queste. O no? Eppure, quella sera, mentre ripone i tovaglioli in frigo piuttosto che in dispensa, Marina non può che sorprendersi di provare un sentimento che pensava di aver messo a tacere: il panico…

“Come si affronta il tema spinoso e imbarazzante della sessualità dei nostri figli fingendo di sapere cosa dire?”. È da questa domanda quanto mai “esistenziale”, che Marina Viola – giornalista, scrittrice e figlia del leggendario Beppe Viola – parte per regalarci un divertente, ironico e per niente scontato libro sul tema della sessualità vista dalla prospettiva dei genitori. Due sono le strade che si possono imboccare quando i figli diventano adolescenti: far finta che il sesso non li riguardi e lasciare che magari si informino tramite i loro amici o peggio ancora su internet, oppure convivere con l’idea che anche loro – presto o tardi – scopriranno le gioie sotto le lenzuola e decidere di offrire una guida. E Marina Viola sceglie questa seconda strada, affidando alle pagine le domande che la tormentano: come si può parlare di cosa è giusto e cosa è sbagliato senza invadere la privacy e senza risultare bacchettoni? Fino a che punto è giusto che la prima volta dei figli riguardi anche i genitori? Una mamma può rimanerci male se sua figlia non le dice quando ha avuto la prima mestruazione? La formula di essere amici dei propri figli ha mai funzionato? È educativa? Una scrittura chiara e mai scontata, in grado di far riflettere non soltanto chi si riconosce nelle preoccupazioni della Viola, ma anche chi è ancora dall’altra parte del muro: perché se è pur vero che i genitori sono sempre oggetto di rimprovero da parte dei figli per non essere all’altezza, è vero anche che i genitori non possono “essere esperti in tutti gli aspetti dell’essere umano”. Uno spazio importante è dato anche al tema della sessualità delle persone disabili: un argomento di cui si parla poco e che Marina Viola affronta partendo da alcuni episodi con protagonista suo figlio Luca (autistico e con sindrome di Down, al quale ha dedicato un libro, Storia del mio bambino perfetto); un’occasione per dare risalto, con la consueta delicatezza e ironia, a realtà ancora poco conosciute da chi non è toccato in prima persona dal problema, come per esempio l’associazione LoveGiver nata nel 2013. Un libro ironico nel quale ci sono “più domande che risposte, più dubbi che certezze, più pensieri che teorie” e dal quale emergono tutti i “limiti” dell’essere genitore. Ma sono anche quei “limiti” a rendere così bello il lavoro più difficile del mondo.