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L’ospite

L’ospite

Tranquilla, ordinaria e organizzata, così è la vita del protagonista. Le sue certezze lo fanno stare molto bene: le sue giornate scorrono identiche una all’altra, nei giochi con gli amici fuori casa, oppure libero ed indipendente, e la sera crolla addormentato per la stanchezza. Questo fino al giorno in cui alla sua porta si presenta uno strano essere che gli chiede di entrare in casa. Il protagonista non lo conosce, ma avverte in sé una sensazione di paura così prova ad ignorarlo, ma lo strano essere incomincia a seguirlo mettendolo in imbarazzo, diventa molto invadente e di notte rimane davanti alla sua casa, tanto che alla fine è costretto a cedere di fronte a tale insistenza e a farlo entrare. Per lui iniziano i guai: l’ospite comincia a toccare dappertutto, a rovesciare ogni cosa, a saltare da tutte le parti. La casa è irriconoscibile e mentre il padrone inizia a fare pulizie e a sistemare il disordine, ritrova delle biglie di vetro che non vedeva da anni. Da quel ritrovamento il protagonista decide di consentire all’ospite di tornare spesso a trovarlo e di rovistare tra le sue cose perché, come ammette lui stesso, “sono molto più felice da quando lui è con me”...

La quotidianità fa stare bene, le abitudini possono essere molto rassicuranti, non costringono a sforzarsi di fare nuovi pensieri. L’ospite imprevisto può crearci problemi perché non lo stavamo aspettando e dunque non eravamo pronti, non abbiamo nulla da dargli, non abbiamo voglia di condividere, o anche semplicemente perché stare da soli a casa propria non è affatto male in fin dei conti; eppure, se glielo concediamo, può anche farci vedere l’altro lato della vita, quello inaspettato, sorprendente, curioso. Se insomma accettiamo di fare un po’ di disordine nelle nostre giornate, e di concedere un po’ di spazio a chi ce lo chiede, potremmo scoprire che la situazione migliora, in compagnia. Lasciarsi andare, abbandonare le vecchie abitudini, porta a fare nuove scoperte che arricchiscono la giornata e la vita. Il cambiamento può spaventare, può anche portare a commettere errori ma, sbagliando, potremmo anche finire per ritrovare le nostre vecchie biglie: lo scrive con cognizione di causa una persona che da oltre trent’anni ne tiene alcune in un vasetto, bene in vista, della sua libreria! La narrazione in prima persona consente al lettore, bambino o adulto che sia, di immedesimarsi nel buffo protagonista dalle sembianze antropomorfe, con la testa pelosa e le orecchie lunghe e, a volte, anche di riconoscersi in lui. Un albo illustrato senza età: un regalo speciale per quegli adulti magari un po’ troppo abitudinari e una piacevole storia per lettori autonomi. Ad accompagnare il testo, pulito e a tratti misterioso dell'autrice, ci sono le illustrazioni oniriche e pastellate di Richolly Rosazza che trasportano il lettore in un mondo magico pieno di particolari inaspettati.