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L’ossessione delle Brigate Rosse

L’ossessione delle Brigate Rosse

L’uomo trovato morto vicino al traliccio sulla statale Cassanese di Segrate, Milano, è Vincenzo Maggioni, come dicono i suoi documenti, ma in realtà tutti lo chiamano Osvaldo. Tuttavia il viso tradisce qualcosa di familiare: quello sguardo, quegli occhi, quei lineamenti contratti dalla smorfia della morte sono di Giangiacomo Feltrinelli, editore miliardario (di lire!), attivista militante “foraggiatore” dei gruppi extraparlamentari di sinistra ed egli stesso protagonista dei Gruppi d’Azione Partigiana. Tanto che Feltrinelli dal 1970, qualche settimana dopo la strage di piazza Fontana, aveva deciso di darsi alla latitanza per portare avanti quel progetto di lotta armata allo Stato che aveva potuto vedere e studiare da vicino nei lunghi soggiorni a Cuba ed in Sud America. Feltrinelli del resto conosce Renato Curcio, conosce Lazagna, conosce e finanzia le attività di quei compagni e di quelle compagne che non trovano più sostegno nel PCI, il grande partito che ha tradito. Feltrinelli ha un’idea di rovesciamento dello Stato molto radicale, fatta di piccoli attentati dimostrativi, di clandestinità, di rivoluzione proletaria contro lo Stato borghese. Per questo era vestito da “guerrillero” quando è morto, forse fulminato dalla corrente di uno di quei tralicci che intendeva far saltare in aria. L’Italia stava provando a cambiare, in modo sotterraneo: in quella normalità quotidiana si stava affermando un altro mondo, che nessuno riusciva a vedere, ma che tutti cominceranno a temere...

Il libro di Curzia Ferrari è un saggio interessante per avere una rapida idea dell’origine del fenomeno “Brigate Rosse” e dell’inizio di quelli che sono stati battezzati come “Anni di Piombo”. La giornalista, scrittrice, poetessa e saggista milanese ha rispolverato una serie di cartelle che ricostruiscono la storia della nascita delle organizzazioni terroristiche degli anni ’70, a partire dai moti studenteschi fino ai primi inquietanti presagi dell’escalation di violenze che porteranno ai sequestri di “squali” d’azienda e giudici “fascisti”: si prepara la strada alle azioni criminali delle BR, che esploderanno del tutto con l’omicidio di Aldo Moro. Il saggio mette a fuoco fatti e personaggi cardini di quegli anni, senza rendere nessuno di loro protagonista assoluto, ma facendoli scorrere in ordine logico e cronologico per cercare di comporre il quadro da cui alla fine ha preso linfa e sostanza il movimento brigatista. Ma non solo: ci sono ricostruzioni degli ambienti studenteschi ed operai della Sit-Siemens e della Fiat, di quegli ambienti sindacali nei quali nacque il germe del terrorismo rosso. La prefazione è curata da Dario Fertilio, la postfazione da Giorgio De Varda, ex dirigente Sit-Siemens, testimone oculare di quegli anni. Proprio perché si tratta di cartelle rimosse dall’oblio di un cassetto, il libro non è propriamente ben curato, non è scorrevole né nella narrazione né nella prosa, a tratti anche frammentaria. Questo ne fa un prodotto sicuramente interessante per una prima ricca infarinatura, ma al contempo un elaborato che avrebbe meritato qualche revisione formale in più.