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Louisa May Alcott - Quando scrivere è necessario

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29 novembre 1832. A Germantown, Pennsylvania, nasce Louisa May Alcott, secondogenita di Abigail May, detta Abba, e di Amos Bronson. Il giorno e il mese sono gli stessi in cui trentatre anni prima era nato lo stesso Amos, filosofo trascendentalista, teorico e divulgatore della causa della vita semplice, del ritorno alle origini, del dialogo continuo con la natura, della realizzazione di quell’utopia che idealizza gli esseri umani e la loro innata bontà. Louisa costituisce dunque, quell’anno, uno speciale regalo di compleanno per il papà, del quale la mamma, attivista antischiavista e progressista, condivide in toto gli ideali. Ralph Waldo Emerson, Nathaniel Hawthorne, Henry David Thoreau frequentano la famiglia Alcott. Louisa cresce dunque in un ambiente in cui si discute con slancio e idealismo di diverse nobili cause, dal veganesimo all’abolizione della schiavitù, al voto alle donne. La sua istruzione, come quella della sorella maggiore Anna, è affidata al padre, insegnante e fondatore di varie scuole. Louisa è una bambina vivace, assidua nel portare a termine le familiari incombenze quotidiane, studia con diligenza e forse con piacere, aggiorna con costanza il diario che i genitori l’hanno incoraggiata a tenere. Ma poi, subito dopo aver adempiuto a questi suoi doveri, corre via a esplorare campi e boschi, oppure a far visita a Thoreau, solitario amico della natura che qualche volta suona per lei il flauto di Pan: “Ho fatto una corsa nel vento e giocato a fare il cavallo, e sono stata bene nel bosco”, scrive sul diario. Scrive, la piccola Louisa, e scriverà poi ancora moltissimo nel corso della sua vita…

Inserito nella collana Mosche d’oro, il cui intento è quello di raccontare donne che si distinsero in diversi campi del sapere, con attenzione alla loro biografia e alla loro opera, il saggio offre un inedito ed empatico ritratto della Alcott. Beatrice Masini dipinge con passione la vita di Louisa, scrittrice feconda che pubblicò molto con il proprio nome e molto, specialmente storie del brivido e racconti noir, con pseudonimo. Oggi la ricordiamo soprattutto per il romanzo Piccole donne, libro di enorme successo e indiscusso longseller in cui i personaggi sono palesemente autobiografici. L’opera fu richiesta a Louise nell’ambito della nascente diffusione di testi di narrativa dedicati a bambini e bambine e, come gli altri libri della “saga” della famiglia March, le diede fama e sicurezza economica. La famiglia Alcott, infatti, fu sempre a corto di denaro e per Louisa scrivere divenne un’occupazione necessaria, nel duplice senso dell’abilità e della facilità della sua scrittura (poteva scrivere in ogni luogo e in qualunque situazione) e, insieme, come obbligo morale di provvedere al sostentamento economico della famiglia. Obbligo che estese negli anni fino ai nipoti, con lo stesso caparbio senso del dovere che l’aveva fatta giurare da ragazzina: “Presto farò qualcosa, qualunque cosa, insegnare, cucire, recitare, scrivere, qualunque cosa per aiutare la mia famiglia; e prima di morire sarò ricca e felice e famosa”. Molte pagine della Masini sono dedicate alla famiglia Alcott, in particolare al padre, perché “La verità è che Louisa non esiste senza la famiglia. Le regole imposte da Bronson e distillate da Abba sono ancora le sole che comandano la sua vita”. Nell’ultima parte del saggio, Beatrice Masini intreccia la biografia della nostra scrittrice con quelle di altre autrici del suo tempo, come Kate Chopin e Frances Hogdson Burnett, e ci lascia una domanda con relativa risposta: “Che cosa deve fare una donna né bella né brutta, anticonvenzionale però prigioniera delle convenzioni, una lottatrice stanca? Scrive, ovvio”.