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With love

With love

Gli anni ’80 stanno agonizzando, il Muro di Berlino sta andando in frantumi e il mondo si prepara a svolte epocali, destinate a cambiare per sempre la fisionomia della società occidentale. Una parte di quella generazione cresciuta nel mito dell’individualismo, soprattutto quella figlia della classe operaia, ha disperatamente bisogno di nuovi alfieri in grado di incarnare quella rabbia che l’attanaglia, troppo spesso repressa. Negli Stati Uniti, le band di Seattle sembrano il veicolo perfetto per esprimere il malessere di molti dei quali non si riconoscono più negli schemi precostituiti. Su tutti, le sonorità dei Nirvana e le urla rabbiose di Kurt Cobain hanno il potere di fare breccia nei cuori e nelle menti, un’onda che presto colpirà anche oltre i confini nazionali. A migliaia di chilometri da Seattle, nel frattempo, una Torino devastata dalla crisi economica, dalle politiche aziendali e dalla tossicodipendenza, trova la sua reazione nella scena punk e hardcore. Un universo di centri sociali occupati, di eroi e poeti maledetti incarnano perfettamente quel disagio delle periferie operaie, così stridenti rispetto all’elegante centro cittadino sabaudo. Ma nonostante l’occasione perduta di un concerto nel capoluogo piemontese nel 1989, Cobain e soci sono idealmente presenti anche in quella città che, dopotutto, ha molto in comune con quella Seattle così lontana, così vicina...

Ripercorrere un periodo storico e culturale come quello della Torino di fine anni ’80 e primi ’90 intrecciandolo con il percorso artistico dei Nirvana e, in particolare, con il grande ascendente di Kurt Cobain, si rivela indubbiamente un solido assunto di partenza. Tuttavia, lo sviluppo della narrazione di quello che dovrebbe essere, in tutto e per tutto, un “romanzo punk” risulta spesso poco a fuoco, in bilico sull’incertezza della giusta direzione da prendere. Un racconto che intreccia, quindi, vicende lontane in termini di distanza geografica, ma accomunate dallo spirito di “chi c’era” e che, nel suo piccolo, ha avuto un ruolo in quel panorama così articolato. Ma nonostante il messaggio di With love appaia chiaro, l’autore opta troppo spesso per uno stile di scrittura che potrebbe risultare difficilmente decifrabile dal lettore, eccessivamente sbilanciato verso l’esposizione intima del proprio stato d’animo. Con un approccio ostentatamente in stile beat generation, Domenico Mungo ci racconta il proprio percorso attraverso la scena punk torinese, vissuta all’ombra del personaggio di Cobain, cadendo però a tratti in concetti espressi in maniera didascalica e in divagazioni poco funzionali all’economia dell’opera. La foto è di Pietro Izzo su licenza Creative Commons.