Salta al contenuto principale

Luce

luce

Da quattro mesi Michele, detto il Greco, ha la tapparella guasta e il sole non entra. C’è da dire che in questo modo la casa è più fresca, in questo settembre in cui fa ancora parecchio caldo. Glielo avevano detto che il caldo è come il freddo: si combatte meglio chiudendo. Lui non ci credeva tanto, ma ora che con la cinta della tapparella rotta le stecche sono precipitate giù e la luce è rimasta fuori, si è accorto che anche il calore non entra. All’inizio, con Carla, ha riso di questo inconveniente e, insieme, hanno stilato una lista dei pro e dei contro legati a questa costante oscurità. Poi lei, dapprima con le buone a onore del vero, ha cominciato a fargli notare il fatto che un po’ di luce vera fosse necessaria. Per settimane gli ha ricordato di chiamare qualcuno che venisse a sistemare la tapparella, ma Michele ha fatto orecchie da mercante. Non riesce proprio a vederlo il problema, lui. Dentro, in fondo, si sta freschi. Non gli sudano né pancia e né schiena e, soprattutto, non è obbligato a guardare quelli del palazzo di fronte che picchiano i figli, perché non mangiano quello che è stato cucinato. Alla fine Carla arriva alle minacce: gli dice che, se non si dà una mossa a sistemare quella maledetta tapparella, lei se ne torna dai suoi. Allora Michele, per mostrare un po’ d’impegno, sale sulla scala a libretto e si mette a controllare il cassettone in alto, quello dove si arrotola il rullo con gli avvolgibili. Tutto quel che ottiene, però, è un capogiro. Allora si affretta a scendere e promette di chiamare chi di dovere. Domani, poi domani e ancora domani, finché alla fine se ne scorda e Carla lo lascia, davvero. Ora accadrà che per un po’ Carla smetterà di mangiare e perderà qualche chilo, per dimostrare tutta la sua sofferenza e, per sfogarsi, chiamerà la sua amica Susy, quella che sa tutto della vita e può darle i migliori consigli…

Un libriccino dal formato tascabile, originale ed elegante. Il testo di Elisa Ruotolo, scrittrice e poetessa capace di dare a ogni parola il giusto significato, è un misto perfetto tra una fiaba e un racconto. Una fiaba per adulti, s’intende, in cui la luce, elemento cardine della vicenda, è narrata attraverso il suo impedimento, quella tapparella rotta che il protagonista Michele non vorrebbe affatto aggiustare. È chiaro che l’intera narrazione gioca sul significato simbolico della tapparella, che lascia sì filtrare la luce, ma insieme a essa anche ogni stortura e ogni crepa del mondo. Con la tapparella aperta Michele è costretto a vedere il vicino di casa inveire contro i figli, che non hanno appetito o vorrebbero essere liberi di decidere se mangiare o meno ciò che la madre ha loro preparato. La tapparella e la necessità di aggiustarla sono anche l’occasione per ripercorrere il passato di Michele, detto il Greco: un’infanzia segnata dalla presenza di una madre piena di entusiasmo all’inizio – pensa addirittura di potersi sostituire ai medici nel trovare la cura adeguata per risolvere il problema del figlio, che ha un arto inferiore leggermente più corto dell’altro – ma sempre più apatica e depressa poi, che vorrebbe unicamente starsene a letto, assente. Poi ci sono Giuseppe, Marco e Carla: nomi che nascondono corpi che quello di Michele l’hanno sfiorato, vissuto, abbracciato, rifiutato, accolto. La luce, quindi, e la tapparella diventano l’alibi perfetto per raccontare una vicenda in qualche modo mal nata; una realtà in cui ogni oggetto assume un significato simbolico e induce alla riflessione. Con una scrittura permeata come sempre da una profonda sensibilità, la Ruotolo indaga le zone d’ombre dell’esistenza, le ferite di chi vive nell’inquietudine e le pieghe più profonde della coscienza, quelle in cui si incontrano – o si scontrano? – la propria natura più autentica e la necessità di apparire. Un racconto profondo e vero, che si nutre di ricordi e cerca di liberare la parte più intima di sé.