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Luci e eclissi

copertina del libro

Le parole evocano il fenomeno per cui un corpo celeste blocca o riduce la luce proveniente da una sorgente luminosa proiettando un cono d’ombra: luce e ombra che non si escludono ma si definiscono a vicenda, come l’Essere e il Nulla, nello spazio immenso e nella piccola vita sulla Terra. La silloge si suddivide in tre sezioni, Nascere, Vivere, Eclissarsi, a tracciare il percorso dell’esistenza umana come un arco teso, dall’ascesa iniziale al culmine più alto fino all’ultima discesa: contemplazione e fragilità, fioritura e splendore, pallido e solenne declinare. Sono poesie vive sul cammino dei giorni che seguono altri giorni e che condividono tempi, persone, presenze (e assenze), ricordi, incontri, autori e libri amati, passioni civili, gioie e dolori. Dialogano sempre in questo libro, con naturalezza, la profonda cultura classica del poeta e le semplici storie quotidiane, che la Giuria del Premio Marazza 2004, assegnato quell’anno a Fo per Corpuscoli (sempre Einaudi) definì felicemente “piccole parabole del quotidiano”. Questo testo emozionante e arguto, tra memoria letteraria e acuto finale da commedia ne è un esempio: “Pur se non credevano, / forse, nell’anima (e penso neanche in Dio), / tutt’al piú solo un po’ nella poesia, / infine spero che siano contenti / tanto Claudio quanto Angelo Maria, / di aver contato e di contare ancora / tanto nel cuore di una persona viva. / Il poeta dato per «minore», / dico Claudio Rutilio Namaziano, / e l’altro, mai affermatosi col titolo / che volle inciso sulla propria lapide /, Ripellino: «poeta». / «Contenti» – spero – del proprio durare, / di là da ogni sentenza sul ‘valore’, / in un ragazzo, e poi attempato signore, / con una voce fatta risuonare / dopo quindici secoli per l’uno, / per l’altro dopo, oramai, cinquant’anni. / Perché, sí, anch’io, da tentato poeta / non sgradirei di sapere che duro / (anche magari una voce fra tante), / in qualche stravagante / ingegno filologico / quando il signor Boh, con Celestino / Marzo e con Rutilio e Ripellino, / tutti insieme in un solo necrologio / (e, che so, / farne affiggere uno falso, / in stile Trimalchione, / mentre ancora osservo dal di qua / – come in Jannacci, secondo canzone / di Dario Fo – / «per vedere di nascosto l’effetto che fa»?) / ci fermeremo, annuncio sopra un muro”…

Luci e eclissi ha ricevuto il 27 giugno 2026 il Premio Lerici Pea, uno dei più riconosciuti e rappresentativi nella valorizzazione della poesia contemporanea. La motivazione lo definisce giustamente “libro felicemente affollato di nomi di luoghi, strade, autori antichi e moderni, persone variamente legate agli incontri della propria vita, ma non mancano i cupi contesti dell’attualità. C’è evidentemente la tenacia di una memoria che vuole affidare al lettore quanto al meglio custodisce nella partita di nascere, vivere ed eclissarsi, in cui il libro è scandito. L’eclisse può essere un termine lenitivo per morire, pienamente giustificato dal possibile di una riapparizione per lo meno nella trafila della memoria e della sua parola. Il tutto è declinato in un mirabile tessuto testuale che ben annoda mini racconti, dialoghi e sigilli lirici”. La motivazione coglie la tenacia e il valore dei ricordi, il respiro e la consolazione dei versi, gli squarci lirici e i “cupi contesti” del presente, e, infine, quel declinare della vita che immaginiamo possa non essere definitivo (forse) grazie alla parola e alla poesia. Scrive Antonio Pane (in “Diacritica”, n. 59, 25 febbraio 2026): “Lungi dall’introdurre fratture o dissonanze, il motivo del “futuro passato” (l’«avvenire dietro le spalle» di Flaiano, e di Gassman, che si fa a sua volta motore di splendide variazioni sul relativo disincanto) partecipa della «profonda fedeltà all’umano» [...] (sulla scorta, è da credere, del proverbiale humani nihil a me alienum puto di Terenzio), parla di un “sistema” che si alimenta della “calda vita” (il «caldo sapore di vita» evocato in “Attimi di Natale”), dovunque si trovi: in persone e fatti incontrati, in una fotografia, in una frase colta per strada, in un dialogo estemporaneo, in un documento burocratico, in un brano letterario, in una notizia del tg, nel personaggio di un film. I versi di oggi continuano a sperimentare il pensiero che la poesia, prima che in noi, è nelle cose, e che il poeta deve farsene in primo luogo filologo, onorarne al suo meglio il testo”. Professore emerito di Letteratura Latina all’Università di Siena, Alessandro Fo è noto per le traduzioni de Il ritorno di Rutilio Namaziano, de Le metamorfosi e La favola di Amore e Psiche di Apuleio, delle Poesie di Catullo e dell’Eneide di Virgilio. È autore di diverse fortunate sillogi di versi, tra le quali ricordiamo Otto febbraio (1995), Corpuscoli (2004), Mancanze (2014), Filo spinato (2021).