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L’ufficio delle correzioni storiche

L’ufficio delle correzioni storiche

Cassandra, da sempre Cassie, ha un lavoro da impiegata dello stato, nell’Istituto per la Storia Pubblico, sorto per un progetto di una senatrice che voleva restituire agli americani la verità. Chi lavora per l’ISP ha, infatti, il compito di gironzolare per il Paese e correggere tutte le inesattezze storiche, scritte e orali, in cui si imbatte. Per questo gli impiegati dell’ISP hanno il compito di curiosare, origliare, cercare di carpire discorsi e documenti in cui si citano fatti storici, della storia degli Stati Uniti, e completarli se non proprio correggerli. Di base Cassie lavora a Washington, fra i palazzoni grigi di cemento grezzo, ma spesso è obbligata ad andare in giro, in altri stati, dovunque arrivano segnalazioni. Per quel viaggio deve andare in Wisconsin, nel Midwest, un posto che non ama molto, pur avendoci vissuto, perché è troppo chiuso, quasi asfittico, e perché ci vive Nick, il suo ex fidanzato. Ma, per il suo aspetto ed il suo carattere rassicurante, è chiamata ad andare a correggere una segnalazione controversa, opera della sua amica Genie, Genevieve, spesso troppo puntuale e rigorosa nelle sue correzioni: Genie ha il vizio di dire troppa verità, di specificare non solo i fatti, ma anche i mandanti di certi fatti, soprattutto quando si tratta di omissioni, ovvero ingiustizie ai danni degli afroamericani. Genie non si limita a integrare targhe e documenti con delle precisazioni, no, lei tende a mettere nomi e cognomi, condendo il tutto anche con giudizi a volte scomodi. Per questo Cassie deve andare a Cherry Mill e fare luce su un piccolo mistero: su una targa commemorativa degli anni ‘90 Genie ha aggiunto nomi e cognomi di quelle sette persone, sei uomini ed una donna, che hanno dato fuoco alla fabbrica di Josiah Wynslow, un afroamericano, l’unico residente a Cherry Mill, che nel 1937 vede andare in fumo la sua attività perdendovi la vita. C’è una foto che ritrae quelle persone con il fuoco appiccato alle spalle. Ma oggi non c’è più il cadavere, ovvero c’è il sospetto vagamente documentato che Josiah sia sopravvissuto e abbia trovato riparo altrove. Una brutta faccenda che merita l’attenzione dell’ISP e che è ancora più intricata perché di mezzo c’è Genie, che da quando ha lasciato l’ISP in eredità ha lasciato anche una serie di casi da rivedere. Non è proprio una bella storia, perché, incontrando dopo anni Nick e Genie, la talentuosa Cassie deve fare i conti col suo passato e ristrutturare il suo presente…

Danielle Evans, classe 1983, è una delle scrittrici più promettenti della giovane generazione statunitense, docente di scrittura creativa e autrice di numerosi racconti. L’ufficio delle correzioni storiche, raccolta di sei racconti brevi e una novella da cui prende il titolo il libro, è un intricato e sarcastico affresco delle contraddizioni americane, giocate sul sottile filo di equilibrio sociale fra bianchi e neri. La verità che qui si vuole disvelare può avere un impatto sgradevole ai più, ai benpensanti, ma l’obiettivo è quello di fornire, quanto meno, un’altra versione della realtà, un’altra lettura magari meno idilliaca, senza censure ed omissioni: per questo lo stesso George Washington è più volte ricordato come un padre della nazione dal lato umano e colpevole, non soltanto un santo fondatore di una nazione pura e giusta. La storia americana è mostrata nel suo lato più ipocrita. Su questa sottile linea si sviluppano le tensioni psicologiche dei personaggi, protagonisti di una vita doppia, quella apparentemente giusta e quella assolutamente reale, che spesso contiene germi di ingiustizia. A rendere il libro ancora più interessante c’è sicuramente la traduzione di Assunta Martinese che riesce a rendere fluido un intricato viluppo di pensieri ed azioni, di relazioni e giochi di potere, soggiaciuti, ma che man mano vengono a galla rendendo la narrazione ricca ed intrigante.